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Ugo Cocktail Bar

Un bar milanese dove vale la pena affidarsi ai consigli di chi sta dietro al banco


Pubblicato da Emma Grisi il 16/07/2015
Il bar della porta accanto o meglio, della finestra di fronte. Perché proprio aprendo le imposte, una mattina di un paio di anni fa, mi sono imbattuta per la prima volta nelle tre lettere colorate U-G-O. Un nome erede del film di Massimo Troisi “Ricomincio da Tre”, in cui si diceva che per crescere un figlio sveglio ed educato bisognava chiamarlo con nomi corti tipo Ugo, in modo che accorresse subito quando chiamato. Trattandosi di un nuovo vicino, era certamente di buon auspicio. 
 
La curiosità di provare un locale appena aperto, si è presto trasformata nel sentimento di familiarità dell’habituè. L’atmosfera è quella calda e accogliente dei club d’ispirazione britannica, grazie al massiccio impiego del legno per tavoli, sedie, mensole e per la bottiglieria alle spalle del bancone che vuole ricordare, con la scala appoggiata, una libreria di alcolici. Tra le luci soffuse di lampade e candele spiccano gingilli scovati nei mercatini, racchette da tennis retrò alle pareti, quadri che raffigurano libri e battute di caccia. Ma non è solo l’arredo a scaldare l’ambiente, il merito è in buona parte dei due giovani proprietari Valeria e Francesco, al loro terzo progetto insieme. In questa avventura si sono buttati braccia e cuore, seguendone tutti i passi, dall’ideazione, alla ristrutturazione, al bancone (dove ora hanno lasciato il posto a sapienti bartender). 
 
Il forte di Ugo sono infatti i cocktail: dai grandi classici ai più particolari, che vale la pena farsi suggerire a partire dalla base alcolica preferita. La mia scelta ricade quasi sempre tra Gin-Gin Mule e London Mule, da amante di Gin e Ginger Beer (che proprio qui ho appreso chiamarsi così perché aveva in origine una lieve gradazione alcolica causata del processo di fermentazione). Una recente scoperta grazie al barman del locale Harry Leonard Bell è stata il Green Collins: gin, succo di limone, zucchero, cetriolo, celery bitter e acqua tonica. 

Chi preferisce il vino, non resta insoddisfatto: una carta piccola ma buona che nasce dalla passione di Francesco e va in direzione della naturalità e del bio. Non so se lo sapete, ma prima di Ugo, al numero 12 di via Corsico, c’era una pizzeria e lo spazio della cucina non è rimasto vacante. Da Ugo si stuzzica con il piattino dell’aperitivo ma ci sono anche diversi piatti “scuola Rovello 18”, dove Francesco ha in passato lavorato: tartare di Fassona del macellaio Franco Cazzamali; millefoglie di melanzane, pomodoro, mozzarella e Basilico; bruschette con ingredienti ricercati come spada affumicato, wasabi e crema di formaggio o salsiccia di Bra.
 
Dalla finestra ora, oltre all’insegna, mi ritrovo sotto casa una folla di clienti affezionati che riempie la via dal martedì alla domenica: dormo con i tappi, ma posso sempre consolarmi con un buon cocktail.
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UGO BAR
via Corsico 12, Milano
T. 02.39811557

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