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Una cena al museo

5 posti dove mangiare a regola d’arte


Pubblicato da Emma Grisi il 22/03/2016
Un quadro dai colori vivaci, una scultura di marmo liscio come seta; il profumo del legno di una nuova architettura, i suoni avvolgenti di un’installazione. L’arte è sensorialità, ma c’è un senso che l’arte non è ancora riuscita a dominare: il gusto. Sarà per questo che, prima all’estero, ma ora anche in Italia, i ristoranti hanno guadagnato uno spazio di primaria importanza all’interno dei musei? Pensiamo al Nerua, ristorante bistellato del Guggenheim di Bilbao, alle prestigiose location del The Modern e del The Untitled rispettivamente all’interno del MoMA e del Whitney Museum of American Art di New York, e ancora a Parigi, con Le Georges del Centre Pompidou, Londra, Barcellona… Ma torniamo al Belpaese, dove il binomio arte e cucina inizia ad essere ugualmente apprezzato, come raccontato da Davide Paolini nella puntata del 27 Febbraio del Sabato del Villaggio, e andiamo a mangiare al museo.

Luce_Villa Panza (VA)

Una villa immersa nel verde, che solo per il panorama vale il viaggio. L’ideale è visitare prima la galleria d’arte contemporanea e poi sedersi a tavola e abbandonarsi alle mani di Matteo Pisciotta, uno chef illuminato, bravo nel combinare i prodotti del territorio con un tocco creativo. Durante la bella stagione, vi consigliamo di prendervi una domenica e provare il brunch, mentre i bambini scorrazzano nel parco.

Terrazza Triennale_La Triennale (MI)

Una terrazza panoramica da cui si domina Parco Sempione, in grado di saziare gli occhi, ma anche gli appetiti dei gourmet. Lo chef è Stefano Cerveni, che si è trasferito dalla Franciacorta a Milano con una valigia di ingredienti che l’hanno da sempre contraddistinto: prodotti d’eccellenza che sanciscono il forte legame con il territorio e l’Italia.

Dolce Stil Novo_Reggia di Venaria Reale (TO)

Un locale minimalista, al secondo piano del torrione della stupenda Reggia dei Savoia, nel parco della Mandria a Venaria Reale. Lo chef - patron Alfredo Russo, è attento alle evoluzioni della tecnologia, che piega al servizio della sua creatività. Ricerca e prodotti locali si incontrano in piatti come il vitello tonnato alla moda antica con caramello al limone e i tortelli stropicciati ripieni di gallina profumati al lime.

Combal.Zero_Castello di Rivoli (TO)

Era il sogno di Davide Scabin riuscire ad espugnare questa fortezza per farne il palcoscenico della sua cucina e c’è riuscito. Il suo genio ribelle trova perfetta collocazione accanto al Museo d’arte Contemporanea, dove da anni incanta gli ospiti con preparazioni che l’hanno fatto entrare nella storia della cucina d’autore. L’imperativo di questo ristorante va seguito: “Non smettere mai di esplorare il gusto”.

L’imbuto_Lu.C.C.A. - Lucca Center Of Contemporary Art (LU)

Al primo piano di Palazzo Boccella, uno storico edificio denso di contenuti d’avanguardia, lo chef Cristiano Tomei dà sfogo alla propria vena artistica nei piatti. Provoca e diverte con un menù che cambia di continuo, eccezione fatta per i classici ravioli ripieni di olio e parmigiano e per il manzo crudo sulla corteccia: accomodatevi e state al gioco.

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10 commenti

Maurizio Medaglia (1 anno fa)

Davvero un buon "dammi il 5" quello elencato da
Emma !
Premesso che, dal 2004, sono un fan di J.Aljia al Guggenheim di Bilbao, che al "Luce" di Pisciotta a Villa Panza sono di casa (vedasi la mia rece. in questo sito) e che Scabin per me, a Rivoli, era e resta il top (per forma mentis e modus operandi...), vorrei aggiungere solo che scopo dell'arte non è di "dominare" alcun senso (gusto incluso) ma di sollecitare tutti i sensi (nessuno escluso). Però se l'arte può accompagnare come una bevanda la cucina, convivialmente, non ci si aspetti l'artisticità dalla cucina. Perché la cucina è per sua natura e nei suoi esiti migliori, alchemica: ossia scienza, arte e altro tutto insieme... .
PS. Cara Emma, ti invito a proporre una "cinquina" italiana extramuseale; il Parizzi di Parma, che ho appena recensito in questa pagina, potrebbe essere un buon punto di partenza, data la presenza nei suoi ambienti di una contemporaneità visiva, artistica e non, ossia pittorica , scultorea ma anche oggettuale, "sollecitante"; proseguirei con "La Francescana" di Bottura... . Però mi fermo qui per non condizionarti.

Smithb953 (1 anno fa)

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