Gastronauta Torna alla Home

ricerca
per:
  • Prodottiprodotti
  • Luoghiluoghi
  • Idee in cucinaidee in cucina
  • parola
  • Regioneregione
ordina
per:

GastronautaTorna alla Home

Panettoni d'Italia

Se il panettone diventa una "cosa seria"


Pubblicato da Davide Paolini il 08/01/2018
Fino a cinque, sei, anni fa in questo paese, che pur lo ha “generato”, il panettone pareva dimenticato con tanti esemplari nella Gdo, da cui addirittura è stato inventato San Biagio per giustificare pago 2 (panettoni), ne porto a casa 3. Bene, questa è storia passata, ora l’Italia del panettone (dalle Alpi fino ai Mari, si pensi al grande sviluppo dell’azienda siciliana Fiasconaro) si è desta. Pasticcieri, panettieri, pizzaioli, e anche qualche pasticcione, producono tutto l’anno questo dolce straordinario.

Chiariamo subito: il mio riferimento corre al panettone classico (con frutta candita e uvetta); il resto è un dolce con varie interpretazioni, di cui alcune riuscite, altre da cartellino rosso perché create per stupire e divertire. La qualità media è aumentata per la cresciuta professionalità degli artigiani nell’arte dell’ impasto, nelle tecniche di lievitazione, nonché per il  ricorso a materie prime di eccellenza, quali le farine (Molino Quaglia, Agugiaro&Figna), la frutta candida (Giuso). Purtroppo, nelle citazioni e nelle degustazioni tornano sempre i soliti noti, c’è poca ricerca di quei cani sciolti (così come lo erano anni fa gli artigiani del gusto), che negli angoli sperduti dell’Italia producono, magari solo localmente, panettoni degni di nota.

Sono questi ai quali in futuro sarò giusto dare spazio perché ormai il panettone in Giappone, negli Stati Uniti, in Francia, come raccontano le cronache, è diventato un must, di conseguenza sarà importante avere una vera e propria nazionale per non perdere la leadership o il marchio, così come è successo in Brasile con la “colomba”, brand depositato da un’azienda brasiliana, nell’indifferenza (istituzionale) del made in Italy. Ancora sono in fase di degustazione di tanti panettoni non griffati (scrivere dei pasticcieri pluripremiati e onnipresenti mi pare banale).

Al momento mi hanno colpito favorevolmente: Le Delizie di Maria, pasticceria e ristorante di Arpino, la pasticceria AT (che ho poi scoperto fosse Antonio Tortora, noto pasticciere del ristorante 3 stelle St. Hubertus di San Cassiano), Olivieri1882 di Arzignano, Infermentum di Grezzana, Angelo Grippa di Eboli, la pasticceria Marnin di Locarno (Svizzera), territorio dove il disciplinare del panettone è cosa seria. Non è una new entry, ma un ritorno di fiamma, quello per Busnelli di Arluno. 

Condividi su



Lascia un commento

2 commenti

Mario Albano (1 settimana fa)

Penso che Le debba essere riconosciuto, primo tra pochi, il merito di aver condotto una campagna che oserei definire culturale per la destagionalizzazione di un grande prodotto della nostra tradizione dolciaria, finalmente affrancato dal posto in cui l'aveva relegato la grande distribuzione. Personalmente ritengo che ora vada fatto un ulteriore passo in avanti distinguendo i panettoni artigianali dai semi-artigianali: infatti, come possiamo definire Servi o lo stesso Fiasconaro? Per quanto riguarda i miei assaggi oltre ai soliti (Massari, Fabbri, Roscioli, Posillipo, Tiri, Macellaro) quest'anno è stata una piacevole sorpresa un altro artigiano lucano, l'ottimo Calciano da Tricarico. E devo ancora iniziare Dolcemascolo di Frosinone di cui mi hanno detto un gran bene!

Marco Morelli (1 settimana fa)

Ciao Davide,
Ottimo articolo ma ti consiglio di Provare i panettoni della Pasticceria Rosa di Licciana nardi piccolo paesino sperduto nei monti del massese.....
Rum e pere è da urlo!

Top