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Francesco e la nuova vita della ceramica

Le anfore di Tava, protagoniste del secondo episodio di Taste of Volvo – l’agricoltura del futuro


Pubblicato da Marco Colognese il 08/02/2018
È Francesco Tava il protagonista del secondo episodio di Taste of Volvo. A bordo di Volvo V90, ci racconta della sua piccola rivoluzione. ”Mai avrei pensato di proseguire la tradizione di famiglia stravolgendola e creando un prodotto che prima non c’era”. Produttrice di stufe tradizionali trentine e altoatesine in ceramica da tre generazioni, l’azienda viene trasformata da questo giovane studente di filosofia in una fabbrica di anfore per il vino.

L’idea è frutto dell’incontro con alcuni produttori di vino della zona e si basa sulla lunga storia di questi recipienti, che risale a tempi molto antichi, quando in Georgia e Armenia, più di 8000 anni, si iniziò a usare l’anfora in argilla come contenitore interrato per il mosto, nel quale avveniva la fermentazione prima del successivo affinamento. Millenni dopo, nell’antica Rethia, tra quelle che oggi sono Alto Adige, Baviera e Austria, le popolazioni celtiche producevano contenitori per birra e vino utilizzando il legno, materiale più semplice da produrre e trasportare. Le ultime testimonianze relative alle anfore in Italia risalgono al periodo tra il terzo e quarto secolo dopo Cristo. Da lì in poi il loro uso fu abbandonato, salvo poche eccezioni come la Puglia dove si trova notizia di contenitori, i “capasoni”, più piccoli delle anfore.


È del celebre produttore friulano Josko Gravner il merito principale di una nuova vita per l’anfora, nella quale lo scambio micro ossidativo tra contenuto e ambiente avviene, al contrario del legno, senza cessioni da un punto di vista organolettico al vino, rispettando così del tutto le caratteristiche dell’uva e donandole una maturazione ottimale. Inoltre, le sono note le proprietà della ceramica di proteggere dagli sbalzi termici, questione fondamentale nel settore enologico. Le anfore di Tava sono realizzate da abili artigiani con un impasto fornito in pani sfogliati manualmente, attraverso passaggi molto delicati come la giunzione delle piastre all’interno dello stampo.


La cottura, frutto della lunga esperienza di mastri ceramisti, non avviene mai sotto i 1200°C. L’ambiente di lavoro è stato studiato con cura per fare in modo che temperatura e umidità siano sempre sotto perfetto controllo, così, oltre ai normali sistemi di climatizzazione, si sta realizzando una parete vegetale con piante idonee al microclima della zona produttiva per consentire un’essiccazione della ceramica lenta e uniforme, riducendo in modo drastico le eventuali difettosità. Grazie all’utilizzo di questo vaso vinario vigneto e territorio sono rispettati al massimo, senza alterazioni: non resta che degustare…

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TAVA ANFORE
Via della Crosetta 39, Arco (TN)
0464.918983
info@tava.it

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3 commenti

Luigi Costa (2 settimane fa)

piccole perle italiane che fanno sperare che il nostro Paese non sia finito

Francesca (1 settimana fa)

la famiglia Lunelli, nella Tenuta Castelbuono in Umbria, sta sperimentando questo metodo di fermentazione del vino per le uve di sagrantino.
E' bello imbattersi in queste realtà che hanno voglia di sperimentare recuperando antiche tradizioni.

Susanna (1 settimana fa)

Il Trentino ha molto da offrire, molte chicche volutamente tenute nascoste, come da proteggerle per mantenerle inalterate lungo il corso del tempo che (spesso) cambia le cose. Il trentini sono persone riservate (forse troppo).

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