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Editoriale
10/02/2014

L'olio italiano perde la verginità

Lo scandalo della contraffazione dell'olio extravergine d'oliva italiano scoppia a livello internazionale

Ecco di nuovo alla ribalta l'olio d’oliva extravergine italiano denudato, o meglio messo alla berlina dalle vignette di un quotidiano, il New York Times, letto e riletto dal titolo: “il suicido dell’extravergine – l’adulterazione dell’olio di oliva italiano” che hanno colpito duramente l’oro giallo, made in Italy a livello internazionale. Che venga scalfita la verginità o meglio l’extraverginità, come ha scritto Tom Mueller, giornalista americano nella sua accurata indagine è dir poco. 

Mi chiedo quale danno abbia subito questo unico e straordinario giacimento gastronomico. In tanti, in molti, sanno bene che ciò che è stato “rappresentato” a mo’ di vignetta è vero, si tratta di un’attività illegale che ha creato ricchezze immense con le frodi e la contraffazione, danneggiando la miriade di produttori italiani seri e onesti. Immagino già i sorrisi o le battute di chi legge: “è tutto come prima, la qualità italiana è indiscutibile, non ha concorrenti, oltre quattrocento cultivar che nessun altro possiede, gli olivi secolari, la tradizione". Certo, queste osservazioni non fanno una piega, ma vogliamo, per una volta, ammettere inter nos che la  contraffazione di olio d’oliva in questo paese esiste? Certo abbiamo tutto: olivi sparsi per quasi tutto il territorio, cultivar a gogò ma perché allora siamo il principale importatore mondiale? Gatta ci cova! 
 
Vogliamo altresì riconoscere che l’Italia è molto liberale: accoglie a braccia aperte olio extra comunitario marocchino, tunisino e pure spagnolo: carta canta! Addirittura offre a questi oli clandestini, che non hanno certo richiesto loro asilo gastronomico splendidi viaggi in nave – cisterna, attraverso diversi porti (una vera e propria crociera quella dell’olio con fermate in mari ameni) per poi munirli addirittura di passaporto italiano per venderli al meglio nei diversi mercati. Non è il prodotto che cambia nella crociera, ma sono i documenti che subiscono una trasformazione alla Brachetti. Sì perché è la griffe made in Italy che fa alzare il prezzo. A proposito di crociere gratuite per olio extracomunitario, consiglio chi volesse “navigare in un mare liscio come...”, di leggere l’inchiesta documentata di Tom Mueller (Extraverginità, il sublime e scandaloso mondo dell’olio d’oliva ed. Edt).

La conferma di questi miracoli che toccano la trasformazione di oli “extracomunitari” in italian oil non è un’illazione perché arriva anche dall’attività continua della Guardia di Finanza e dagli altri organi contro le frodi e le contraffazioni che, da anni e, continuano a denunciare queste violazioni. Purtroppo in questo paese, di fronte allo scandalo, si continua a mettere la testa sotto la sabbia, si discute qualche giorno (come sta succedendo di fronte alla denuncia del NYT), poi, secondo il miglior Tommasi di Lampedusa, tutto torna come prima.

L’esempio lampante (a proposito di olio…) è la legge “salva olio” che non risulta ancora pienamente applicata. In questo paese di legulei dove si redigono i migliori provvedimenti, che toccano il cibo, ma restano purtroppo meri testi letterari da azzeccagarbugli, poi, o non vengono applicati o mancano i mezzi e gli uomini per farli rispettare. Per non parlare poi dei ritardi e delle lacune in fatto di legislazione di questo giacimento dell’ Ue, sorda da anni alle richieste italiane sull’ etichettatura.  

Forse una ragione c’è in questo lassismo. Negli anni le aziende più conosciute e distribuite del nostro olio sono passate a gruppi esteri che continuano a far credere ai mercati internazionali che quel prodotto di nome italiano lo è anche nel contenuto. Le aziende agricole, i frantoi e alcune piccole imprese italiane che oggi rappresentano in toto il prodotto italiano non hanno forza sufficiente per fare pressione in Italia, né hanno la potenza per comunicarne l’autenticità nei mercati esteri.

Sine qua non



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ventolargo (4 anni fa)

Articolo interessante. Aggiungerei qualche dato e un riferimento legislativo. Nel 1985 la Spagna produceva 1.825.300 tonnellate di olive da olio mentre l'Italia 3.298.300. Nel 2011 rispettivamente 7.352.700 (+303%) e 3.133.700 (-5%) (fonte Eurostat). L'Italia è importatore netto di olio di oliva: nel 2010 le importazioni sono state di circa 500.000 tonnellate e le esportazioni di circa 320.000(fonte Eurostat). Le importazioni quindi coprono anche il fabbisogno interno. C'è da ricodare che in Italia la procedura per l'espianto di un oliveta è resa particolarmente complicata ai sensi degli articoli 1 e 2 del Decreto Lgs Lgt. 27/07/1945 e successive modificazioni.

Massimo Occhinegro (4 anni fa)

Gent.mo Sig. Paolini, spesso mi capita di seguire le sue interessanti trasmissioni e avevo un giudizio positivo su di lei. Purtroppo però, dopo aver letto il suo articolo mi sono dovuto, ricredere. L'olio di oliva è materia grassa, fluida e ovviamente molto scivolosa. Pertanto prima di affrontarne il tema , secondo il mio modesto parere, un giornalista dovrebbe documentarsi e informarsi prima di scrivere , diciamo - inesattezze. Capisco che lo scandalo faccia audience e che quindi ogni giornalista voglia cavalcare sempre l'onda del momento , come un provetto surfista, ma è anche vero che compito del giornalista sia quello essenziale di informare più che "disinformare". Certo è capitato anche al New York Times per carità, ma lì ci sono altre ragioni, in Italia invece il Sole 24 Ore , ragioni apparenti non ne ha visto tra l’altro che è un quotidiano della Confindustria.
Fatta questa premessa entro nel merito del suo articolo.
Lei incomincia con l’osannare un libro, quello di Tom Mueller, che ha costruito sul sensazionalismo la sua fortuna. Un giornalista importato dall’America come altri predecessori in altri campi artistici. E pensare che in Italia abbiamo invece giornalisti che hanno dedicato e dedicano tutta la lor vita all’olio da olive. Ma sappiamo bene che in Italia siamo di natura esterofili.
Bene lei sostiene che quanto rappresentato dalle vignette è vero. Quindi è vero che l’Italia esporta olio di semi colorato con clorofilla! Quindi sarebbe vero che i nostri carabinieri siano da strapazzo, e che indagano e indagano solo con l’odore! Quindi sarebbe vero che Napoli è porto di traffico illecito!
Sarebbe altresì vero che si siano create ricchezze immense con le frodi ? E chi ne sarebbe l’autore? E soprattutto dove sono queste ricchezze visto che le aziende italiane dell’olio in media guadagnano 0,87 Euro ogni 100 euro di fatturato?
Ma quale gatta che ci cova? Forse lei non sa che l’Italia non produce le fantastiche 480.000 tonnellate di prodotto ma invece ne produce forse circa 300.000 e che i numeri sono stati gonfiati per poter accampare aiuti maggiori dall’Europa?
E comunque lo sa che noi consumatori italiani acquistiamo olio da olive per circa 700.000 tonnellate e che quindi la nostra produzione o gonfiata o reale non è di per sé sufficiente a soddisfare le nostre esigenze interne? In più , è vero, esportiamo per circa 300.000 tonnellate grazie all’immagine dell’Italia nel mondo. Bene dove crede che l’Italia possa approvvigionarsi per colmare questo grande gap? Dalla Spagna, dalla Grecia ma anche dalla Tunisia ad esempio. Qui si siamo esterofili, ma per necessità! Non abbiamo risorse interne sufficienti!
Questi oli sono venduti dichiarando in etichetta l’origine (Negli Stati Uniti si indicano i vari Paesi di origine dell’olio ad esempio) Dov’è dunque l’inganno? Forse noi italiani non dovremmo scrivere Imported from Italy o dovremmo forse nascondere il marchio italiano? Ma lo dovrebbe fare anche la Fiorucci o la Galbani o la Parmalat, o la Dalverde per citarne alcuni. Usano tutti materie prime importate.
Mi creda ci sarebbe da scriverne ancora toccando anche i temi della legge salvaolio ma il suo articolo più che un surf che affronta spavaldamente le onde oceaniche, mi sembra un Titanic che fa acqua da tutte le parti. Anch’io mi sento esterofilo stasera.

Mario Parlato (4 anni fa)

Sono un esportatore da oltre 25 anni e purtroppo molte volte, forse troppe, ho dovuto assistere a scempi come quello che il settore stà vivendo. Sugli scaffali americani e canadesi abbiamo visto prodotti senza identità dichiarati Italiani. Inutile fare le vittime stiamo distruggendo l'identità del Prodotto Italiano in nome di guadagni inesistenti perchè, tra l'altro, hanno fatto e stanno facendo i furbi regalando poi i frutti al mercato.

susanna (4 anni fa)

Vorrei soltanto far notare che sugli scaffali dei supermercati si trova olio evo anche a €5 (a volte anche a meno!) per una bottiglia da l.1. Inutile parlare dei costi di produzione, raccolta e molitura, ovviamente! Qualunque commento mi pare superfluo. E' questo che danneggia l'immagine di chi lavora e produce onestamente!

Massimo Occhinegro (4 anni fa)

Cara Susanna, lei si domanda come sia possibile trovare un olio extra vergine al supermercato a meno di 5 Euro al litro. Come lei stesso sa l'Olio Extra Vergine di Oliva è trattato dalle catene della grande distribuzione come prodotto civetta, ossia viene venduto alle volte anche sotto costo o con offerte promozionali , per attrarre persone all'interno delle proprie superfici. Considerando tale fattispecie, derivante dalla mancanza di cultura intorno alla alta qualità, sia essa italiana o straniera, si instaura una competizione acerrima tra le aziende del comparto, tale da comportare l'acquisto di olio extra vergine di oliva a prezzi più bassi e in particolare dalla Spagna che è paese dell'UE e non extra UE, come si legge nell'articolo, laddove per il continuo sviluppo di culture intensive e per la tempistica della raccolta , è possibile comprare a prezzi molto più bassi rispetto a quelli dell'Italia ( attualmente a 2,10 Euro al kg) Considerando il peso specifico dell'olio (0,916) ed aggiungendo i soli costi variabili oltre ad un margine veramente risicato, si può arrivare ad ottenere prezzi di vendita bassi. Per poter migliorare la redditività di tutti è quindi necessario fare cultura intorno all'olio da olive per consentire al consumatore di riconoscere quello di qualità che oggi, a livello di massa, paradossalmente disprezza.

fabrizius (4 anni fa)

Fulminato dall'esattezza dei dati di Massimo Occhinegro . Dove posso leggerti su altri argomenti ?

Massimo Occhinegro (4 anni fa)

Gentile Fabrizius, ti ringrazio per i tuoi complimenti che fanno sempre piacere, ti informo che ho due gruppo facebook : "Noi che vogliamo l'unione del comparto olio di oliva" e "Olio & Bufale" che tra l'altro consegna "diplomi" tapiro ai giornalisti e non solo, inoltre scrivo periodicamente su olioofficina.it . Grazie.

Il Gastronauta (4 anni fa)

Gli argomenti contenuti nell'articolo saranno ripresi e trattati il giorno 8 marzo a Firenze a Taste alle ore 16 per quanto concerne olio d'oliva extravergine nel corso di un dibattito su : contraffazione : danno o opportunità ? da : Tom Mueller , autore del libro " Extraverginità " , Oscar Farinetti di Eataly , il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo , Mario Guidi presidente Confagricoltura , Oliviero Toscani , produttore di olio , Nicola Cesrae Baldrighi , presidente concorzio Grana Padano , Corradino Marconi , presidente consorzio Mortadella , Antonio Lucisano , direttore consorzio mozzarella di Bufala , Mario Cicchetti , direttore consorzio Prosciutto di San Daniele

gianni fazzino (3 anni fa)

La mancata citazione della legge-truffa sulle rogatorie internazionali, è dovuta ad un riguardo tranquillizzante, tipo "è pur sempre olio d'oliva" ? Questa legge per affaristi senza etica permette alle navi-cisterna cariche di oli vegetali alternativi pessimi da scaricare sul mercato italiano (con documenti contraffatti), come dichiarato dal Procuratore di Brindisi in una trasmissione di Report.

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