Pomodoro camone, da sardo a svizzero

Il pomodoro camone non parla l'argot sardo, ma una lingua lontana


Le favole, a volte, hanno un finale amaro, come la mia food story con il pomodoro camone. In passato, quando lo gustavo, avvertivo sotto i denti una vocina che mi sussurrava ajò ajò e mi immaginavo in una spiaggia della costa sarda davanti a un’insalata di quel pomodoro con il tonno…o a una catalana. Poi, come in altre novelle sui giacimenti e sul bio, ho scoperto un’altra faccia della realtà: ajò è diventato “hallo”.

Purtroppo il pomod’oro camone non è un vegetale biodiverso (così come il Pachino Igp, coltivato però in un territorio definito di produzione). Il seme infatti arriva da un’importante società svizzera, leader nel settore, che prima ha allettato gli agricoltori sardi con un seme, poi recentemente lo ha sostituito (con il progetto Kamonio), lanciando una campagna con il brand “iL…camone, quello vero”. Che dire? Tutto è lecito, la creazione di brand nell’agroalimentare, a cominciare da Kamut, ha fatto scuola. Le royalty sul prodotto o sul seme finiscono però per pesare sugli agricoltori e far crescere ovviamente il costo della produzione sui consumatori.

In questo paese si predica molto sulla biodiversità, si mitizza il chilometro zero…Poi in alcuni mercati e mercatini, guarda caso, l’autoctono non parla l’argot del luogo, ma lingue lontane, incomprensibili! Giù il cappello invece di fronte al grande lavoro per il rilancio del pomodoro riccio di Parma, tipologia ritrovata da agricoltori custodi del territorio (seguita da diverse Università), grazie anche al Rural Festival, appuntamento al Parco Barboj (Rivalta di Lesignano de’Bagni) da non perdere per chi sostiene la biodiversità.

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