I desiderata del 2019

Ecco cosa desideriamo per il nuovo anno


Propositi, spropositi e desiderata per il 2019: vorrei venisse bandito il termine ingannevole “gourmet” accostato alle pizze, ai panini, insomma proibito. Trattasi di un francesismo: cosa ci azzecca con i prodotti d’eccellenza made in Italy?

Tra l’altro è offensivo perché una pizza napoletana o un panino con mortadella, ben fatto, non sono da buongustaio? Insomma diventano gourmet solo per la presunzione di chi lo ha prodotto. Vorrei, vorrei…Terminasse la fiumana di ricette che stanno inondando giornali, riviste, tv. Basta con le scopiazzature di ricette d’antan, magari con la sola variazione di virgole, di grammature o con l’aggiunta di nuovi prodotti (zenzero, fave di tonka), così per dar l’idea del fresco, del nuovo che avanza. Invoco il copyright per le ricette, in rispetto ai vari Pellegrino Artusi o Anna Gosetti della Salda o la misteriosa Lisa Biondi.

Che sia poi questo il neogiornalismo di cucina, che mostra ormai i segni di una critica gastronomica agli ultimi sospiri? Vorrei ridotte le esibizioni (ovverosia lo show cooking, mi viene già il palletico solo a scriverlo) di chef, pasticcieri, piazzaioli, osti, trattori, operatori dello street food e chi più ne ha aggiunga all’ordine. Forse mancano ancora sommelier e bartender, poi le tv hanno terminato le possibilità di riempire il video.

Basta con gli amuse-bouche (o come li definisco “santini” o ex voto): ormai in molti locali sono diventati una prima cena; si dispongono in 8/10 sul tavolo, quasi a voler dire “vedrai poi”, forse sarebbe meglio curare ciò che viene dopo.

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