Il genio nella botte di vino

Giorgio Grai, l'elegante fuoriclasse dei vini bianchi longevi


Un naso e un palato da fuoriclasse, elegante, raffinato, spigoloso però nella querelle sul vino, nella degustazione di una bottiglia o su argomenti che tocchino la viticoltura e la vinificazione, che non siano in linea con la sua etica e filosofia. Insomma un personaggio, Giorgio Grai, a suo modo originale, apprezzato ovunque per la longevità dei suoi vini bianchi.

Da anni produce vini o presta consulenza ad aziende sparse per l’Italia (con la velocità da rallista d’un tempo) con risultati davvero importanti, a cominciare dal Verdicchio di Ampelio Bucci, le cui bottiglie migliorano nel tempo e ancora San Severo in Puglia, la linea Esselunga (con uno spumante metodo classico da urlo), tanti altri e ora anche in Francia. La sua genialità è stata sempre nel riuscire a creare cuvage di successo da botti diverse della stessa cantina.

Certo, i vini che portano il suo marchio (prima Bellendorf, il cui pinot bianco nella prima guida dei vini d’Italia 1988 fu classificato 3 bicchieri) nascono soprattutto in Alto Adige, sua terra natale, dove per anni ha avuto in Bolzano un bar (Edi bar), divenuto famoso e molto frequentato da appassionati. I suoi bianchi altoatesini, quali appunto il pinot bianco (al cui assaggio Andrè Tchelistcheff, deus ex machina della Napa Valley, si inginocchiò), sono o sono stati nelle carte dei vini dei locali più importanti (anche negli Stati Uniti, a “Le Cirque” di NY dell’amico Sirio Maccioni con cui aveva lavorato in cucina in navi da crociera), così come il Sauvignon (recentemente ha portato in assaggio il 2001), il Traminer e anche un eccellente Pinot Nero.

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