L'anno del panettone

Il 2018 è stato l'anno del panettone. E il 2019?


Il 2018 sarà ricordato come l’anno del panettone. Questo dolce quest’anno ha avuto un boom mai riscontrato in passato. Un successo non solo per il panettone tradizionale o classico (lievito naturale, canditi, uvetta, burro, uova ecc.), ma anche per i gusti più o meno abbinabili alla pasticceria: zucca e caffè, cioccolato, albicocche, amarene, fino ad arrivare agli estremi, quali parmigiano e pere, matriciana, mortadella e capocollo. Insomma innovazioni che mostrano un momento di grande interesse per il panettone, caduto nell’oblio un po' di anni fa e solo presente nel nord Italia. Quali le molle di questo felice ritorno, che ancora non ha toccato il cugino-pandoro, sempre prodotto durante il periodo natalizio nell’area del nord est?

Non esistono evidenti motivazioni di ripresa nel legame con il Natale, festa che non è mai cambiata, forse un ritorno alle radici, alle tradizioni, alla famiglia? La mia impressione è che in un periodo arido, convulso, egoistico, il panettone sia un simbolo caldo, di rifugio, divenuto qualcosa di più di un semplice dolce. Oltre a questo aspetto endogeno, il panettùn si è trasformato in un oggetto modaiolo (c’è chi addirittura lo produce numerato), con i suoi miti (lo star system dei pasticcieri) che, a loro volta, hanno dato vita a un popolo di produttori (pasticcieri anonimi, fornai, pizzaioli) e di pseudo imprenditori (chi appiccica il marchio a panettoni altrui) pronti a sfruttare il business, oltre agli chef che si sono buttati nella mischia. Se è moda il boom durerà l’espace d’un matin, se invece sarà tendenza…

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