Seiano e Vico, stelle del Sud

La Costiera Amalfitana si rivela territorio ricco di prodotti e di ottimi chef


Spesso l’economia del sud Italia viene vista come una cenerentola, ma, così come nella nota favola, anche il meridione ha incontrato il suo Principe Azzurro che rende “giustizia” alla sua potenzialità. Ebbene di quel tratto che corre dalla Costiera Amalfitana alla Penisola Sorrentina, il pigmalione è il sistema cibo (cucina, giacimenti gastronomici, vino, hotellerie). Senza tema di smentita si può sostenere che, in quel territorio sia concentrato ormai un patrimonio di saperi e sapori davvero unico. Una realtà consolidata dalla bellezza del paesaggio marino in grado di diventare sempre più uno spot pubblicitario per il Bel Paese, considerato il grande afflusso di turismo internazionale. E quel tratto di costiera, con viste mozzafiato verso il mare, comincia ad avere una sua capitale: Seiano – Vico Equense, non solo per i tanti ristoranti “stellati” nel raggio di pochi chilometri, ma soprattutto perché conta altri numerosi cuochi sparsi per il Buon Paese.


Torre del Saracino di Seiano), chef ormai consacrato tra i migliori in Italia, alla festa di Vico Equense, quasi a voler ribadire il ruolo di questo territorio. È impressionante la presenza di centinaia di chef, cuochi o presunti tali nella spiaggia di Seiano, assieme ad artigiani del cibo, locali o provenienti da tutta Italia. Un incontro-confronto su piatti, intorno a ingredienti anche esotici, introdotti da chef sudamericani nella cena d’apertura, su nuove tendenze o antichi ritorni. Territorio, quello della costiera, ricco anche di prodotti (senza i quali non può mai nascere una grande tradizione): soprattutto formaggi, dolci, frutta, pesce e perfino salumi, che trovano generosi “divulgatori” in Salvatore e Annamaria De Gennaro (La Tradizione di Seiano).


Maxi dell’hotel Capo La Gala (via Serio, 8 Vico Equense tel.08180157579). Gennaro Marciante e Gennaro Castiello hanno saputo trasformare nel tempo un'osteria in un ristorante di qualità non tradendo l’origine della loro cucina, basata sulle alici, sul tonno, sulla colatura, sul pesce locale e sui giacimenti del territorio. I piatti via via si sono raffinati: dalla tartare di gamberi con burrata, al merluzzo d’amo con ristretto di vino tintore, dai paccheri con bottarga e fichi, dalla parmigiana, zucchine, alici fresche e ricotta di bufala eccetera. Così pure il locale ha assunto un look artistico: con ceramiche d’autore (di Ugo Marano), installazioni, quali la tavola di Angelo Soldani nel Magazzeno. Soprattutto i due Gennaro hanno sviluppato la produzione tradizionale (e verace) di alici saltate e della colatura di alici, un condimento, ambrato e aromatico fantastico per condire pietanze (gli spaghetti) e esaltare i sapori.


Suggestivo, con terrazza vista Golfo, curato nei dettagli e nel servizio è il Maxi, ristorante dell'hotel Capo la Gala, dove il giovane chef autodidatta Danilo Di Vuolo ha la capacità di far assaporare i sapori tradizionali campani con piatti personali, ma leggibili. Gustoso il tonno fresco, caponata e salsa di basilico, delicate e intriganti le candele spezzate, cicala, cotiche e rosmarino, dicotomico lo scampo arrosto, zucchine e fiori; grande carta dei dolci ma soprattutto goduriose le zeppole di farina e patate. La carta dei vini è molto approfondita, seguita da una brava sommelier.


Sine qua non



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