A Roma noi andiamo al Pigneto, voi?

Nel quartiere Pigneto di Roma un posto dove viaggiare attraverso il menù


Se entri in un locale per mangiare e trovi tra gli antipasti un’offerta che va dalle Meteore aliene (flan di broccoletti e parmigiano su crema di gorgonzola con polpettine di salsiccia fritte) alla Cheesecake Mazara del Vallo (una cheesecake di taralli con ricotta, primo sale, gelatina di rape rosse e crudo di gamberi rossi di Mazara del Vallo) beh, forse la prima cosa che fai è cercare tra i primi come andrà avanti. Senza scegliere. Così, nella pagina successiva, ti ritrovi tra un Palmulae (risotto carnaroli “Zaccaria” al prosecco Valdobbiadene Martòn con parmigiano, provola affumicata e datteri), e dei Paccheri alla nonno ladro (paccheri “Mancini” al crudo di zucchine con colatura di alici di Cetara, pomodorini confit, burrata e bottarga di muggine). I secondi? Qui arriva il bello… “Vado e Tonno” è un tataki di tonno in foglia di porro con salsa di soya, zenzero e olio evo cotti a bassa temperatura, con insalata di rucola, pompelmo, finocchi e patate arrosto. “Pronto Jasmine” è un cous cous con verdure e ceci al profumo di limone, tofu affumicato e salsa chermoula (coriandolo, cumino, prezzemolo, aglio, paprika, limone e pepe nero). A chiudere la lista c’è “l’Orecchia di elefante”, una doppia cotoletta di vitello da latte panata e fritta, in burro chiarificato, con insalatina e patate arrosto.

A occhio e croce, per quanto tu sia fortemente consapevole della strada che hai fatto per arrivare dove sei ora, a leggere quel menu come un racconto fantasy, l’orientamento lo hai perso. Assegnare un nome ai piatti non è solo un potente strumento di marketing, ma anche un forte elemento identificativo. Mi piace e c’è da dire che quelli descritti sembrano anche tutti molto affascinanti. Nonostante questo elemento identitario, l’offerta di questo posto non mi è chiara, tuttavia mi arriva piacevolmente addosso e mi fa sentire come in un grande mercato pieno di cose. Ordinando delle “Caramelle dagli sconosciuti” (caramelline di taleggio e speck con crema di funghi e tartufo, vele di pane croccante e insalata), una Carbonara e un’Orecchia di elefante, mi guardo intorno e c’è tanta gente seduta in tavoli ben distanti tra loro, su ognuno di essi ci sono piatti diversi. Chi mangia gamberi, chi cous cous, chi un pollo al curry profumatissimo, mentre vedo sfilare una fumante cacio e pepe e un filetto di manzo. L’ambiente è ben curato, moderno, pulito e accogliente, caldo, quindi proprio non può essere un mercato, tra l’altro è anche poco confusionario e si conversa tranquillamente.

La cucina è appagante. L’altalena dei sapori è più spinta in alcuni piatti e un po’ ferma in altri, comprensibile in un locale con circa ottanta posti a sedere e un’offerta così varia. Nell’insieme, andando via, la sensazione che ti lascia approdare qui è quella di essere stato piacevolmente sorpreso da tutto, compreso il fatto di non riuscire a contestualizzarti e il segreto è chiuso in quell’iconico labirinto di vicoli che disegna uno dei quartieri più caratteristici di una Roma “resistente”, il Pigneto. Qui tutto è possibile, qui le persone vivono il bello delle distanze dai luoghi comuni e dalle offerte confezionate. Se capisci in quale zona sei e ci passeggi sentendoti a tuo agio, alla fine non sarà difficile dire e poi ridire con piacere, VA.DO al PIGNETO.

Contatti

VA.DO al PIGNETO

Via Braccio da Montone 56, Roma
06.45553582
vadoalpigneto@gmail.com
www.vadoalpigneto.it

ADV

Leggi anche


A Roma, la cucina identitaria dell'Ingegno

Andrea Febo il 22 feb 2019

Bottura, che cinema!

Davide Paolini il 18 feb 2019

Ma dove vai se il format non ce l'hai?

Davide Paolini il 13 feb 2019