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Il rito della porchetta

Una tentazione a cui è difficile resistere quando si avvista un ambulante sulla strada

Pubblicato da Davide Paolini, il 28/11/2011 in Giornali
Il fascino irresistibile del baracchino, spesso, mi mette in crisi: mi fermo o tiro diritto? Il dubbio mi assale quando, a Firenze, mi imbatto nei trippai, solisti del panino al lampredotto oppure nei mercati di Palermo di fronte al pane ca’ meusa. Di solito non resisto, dimentico il Kamasutra dell’igiene, mi butto per sorbire quei profumi e quei sapori, scandalosi e blasfemi per le bocche non abituate alle frattaglie, all’aglio, alla cipolla e al peperoncino. 

Il mio dilemma è ancora più forte quando sono abbagliato ai lati delle strade da quei bisonti, trasformati in cucine ambulanti. Sono consapevole di scontrarmi con “oggetti contundenti pericolosi” ricchi di batteri. Trattasi dei camion della porchetta, ottenuta da maiali di dubbia provenienza, cotta in forni industriali, magari qualche giorno avanti, riscaldata, tenuta nuda all’aria per ore. Eppure la tentazione è sempre forte, conto fino a dieci, però allo stadio non so dire di no. È un rito goloso per cui: se la squadra del tuo cuore ha vinto, festeggia con la porchetta, se ha perso, consolati con la porchetta nel panino.

Siamo seri però, c’è porchetta da strada e porchetta stellata di norcino (Monterotti a Sarnano e Cariani a Montefalco), con differenze territoriali: nei Castelli Romani si usa sale, pepe e rosmarino, mentre in Umbria sale, pepe e finocchio selvatico. Il maiale è giovane, grasso per insaporire la parte magra, cotto al forno o allo spiedo, ma non va confuso con il maialino lattante arrosto. Tramite due incisioni sulla schiena, si svuota il maiale e lo si disossa, quindi si insaporisce di sale, pepe ed altre spezie, diverse secondo il porchettaro. Le interiora vanno sbollentate, tagliate a fettine e poi introdotte dentro l’apertura. La cartina di tornasole della porchetta artigianale è cotenna biscottata, croccante e dorata, premendo con il coltello si romperà facendo rumore e spezzandosi in pezzetti, ben cotti e saporiti. Segnali assenti allo stadio e in strada!   

Sine qua non
  

Commenti a questo articolo

cantastorie (168 giorni fa)
...Grande!! Remo, abbiamo gli stessi gusti....sul maialino, se posso darti un consiglio, spennella un po' di miele liquefatto da un po' di aceto balsamico.... gli da quel tocco di dolcezza che produce uno iato meraviglioso con l'aroma un po' speziato e pepato della carne....la porta dell'eden.....
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remo.cornali (170 giorni fa)
Caro Paolini, io sono un fanatico della porchetta, e della cotenna croccante: la cotenna non croccante e' poco godibile, ma allora basta un po' di persuasione in una padella a fuoco molto moderato per nobilitarla. (e perdere un po' di grasso, per vincere l'opposizione della moglie che mi vuole a dieta).Ho trovato un clip di Mark Bittman: http://video.nytimes.com/video/2008/12/19/dining/1194835126061/stuffed-duck-breasts.html?scp=1&sq=ducketta&st=cse dove usa le erbe della porchetta per imbottire un petto d'anatra. (altra sorgente di meravigliosa pelle croccante) Ho trovato che la miscela di erbe "tipo porchetta" va benissimo anche per imbottire rotolini di lonza da fare in padella. Se poi uno e' interessato al maialino lattante arrosto, trova il porceddu all'Osteria La Tagliata di v. Ariberto a Milano. (prenotarsi per assicurare la disponibilita')
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