Il sogno di aprire un bar a Vaccarizzo

Aprire attività nei borghi abitati da poche anime


In Francia, mesi fa, è stata lanciata una campagna: “Riapriamo i bistrot”. Non a parole, ma con fatti concreti. Circa mille nuovi locali saranno finanziati con un bando, da cooperative o fondazioni. Un bando che immediatamente ha ricevuto centinaia di candidature. Il messaggio è partito dall’associazione dei comuni rurali perché su 32 mila, oltre 26 mila non hanno più un bar (50 anni fa la Francia aveva 600 mila bistrot, oggi sono 34 mila), cuore dei borghi abitati da poche anime, dove di certo è meglio prendere un caffè in compagnia che da soli a casa.

Questa notizia mi ha riportato a quanto succede in Italia dove, ogni giorno, sono lanciati appelli da sindaci di borghi rurali con offerta di case o appartamenti a prezzi simbolici per ripopolare la vita di comunità ormai inesistenti. C’è chi ha calcolato, con grande approssimazione, il numero di questi borghi abbandonati, circa 6000, moltissimi dei quali tuttora inseriti con grande armonia nel paesaggio circostante. Gli incentivi ci sono anche in Italia: un esempio? La regione Molise ha deciso di dare 700 euro al mese per chi decide di andare a vivere in uno dei comuni della zona, con meno di 2 mila abitanti. C’è chi addirittura ha messo in vendita su eBay un borgo medievale di Valle Piola (Teramo). Una quindicina di edifici, 6 ettari di terreno per 550.000 euro. Chi ha avuto successo da iniziative di recupero come a Craco (Matera) o a Bussana Vecchia in Liguria o come nel Borgo di Santo Stefano di Sessanio (Abruzzo). I borghi rurali attraggono, anche e soprattutto, gli stranieri, magari in precedenza turisti del Belpaese. Un progetto guida arriva dagli Stati Uniti dalla prestigiosa Massachusetts Institute of Techonology (Mit) di Boston che ha puntato sulla rinascita del borgo di Vaccarizzo di Montaldo Uffugo (Cosenza), in gara con altri dieci borghi italiani. Il Mit ha selezionato la proposta di ripopolamento, che diventerà un modello, della startup italiana Brit.

Insomma, una, dieci, cento Vaccarizzo, ma in tutte le iniziative più o meno diffuse non esistono incentivi per l’apertura di un bar o di una osteria/trattoria, la concessione gratuita della licenza per alcolici (aperitivo e digestivo sono momenti importanti nella vita di poche anime di un borgo) e di un edificio per aprire un locale pubblico. L’osteria/trattoria gioca un ruolo non solo sociale, ma soprattutto economico-territoriale per la sopravvivenza di coltivatori, allevatori, vignaioli e di attrazione del turismo, soprattutto nel Buon Paese, dove il cibo è la prima voce di scelta degli stranieri. Il modello di cucina cucinata, alimentata dalla cultura materiale del territorio, quella che alla creatività antepone il piacere, può trovare terreno fertile nelle osterie/trattorie di borghi vivibili, dove regna la tranquillità e il silenzio. Sì, sono illusioni, ma voglio lanciare un sasso in piccionaia.

ADV

Leggi anche


Qui Torino: 6 locali che consegnano a domicilio

Cristina Rombolà il 27 mar 2020

Il libro sulla cucina di resistenza

La Redazione il 26 mar 2020

Cosa ci manca di più in questi giorni di quarantena?

La Redazione il 25 mar 2020