Riscoprire, in quarantena, la cucina cucinata

La abitudini gastronomiche, di questi tempi, devono cambiare


La gioventù che non riesce a fermarsi, quella che ha bisogno del branco per trascorrere il tempo. La stessa che, di fronte a una calamità senza precedenti, non è consapevole del pericolo, avrà mai gustato una fetta di pane con l’olio? Forse no! Le merendine, gli hamburger, la pizza al taglio sono più appetibili, si introitano in poco tempo e sono sempre consumate fuori casa, ovviamente in branco.

In questa situazione drammatica, i giovani e i meno giovani avranno l’occasione di gustare il pane con l’olio. In fondo, il pane è uno dei cibi tuttora reperibili e una boccia di olio in casa c’è sempre. Trattasi di un gusto di cose perdute, da provare soprattutto in tempo di coronavirus. Da sempre mi piace questa semplice “merenda”, nelle giornate solitarie sottoposto quotidianamente alla “prova del cuoco”, quando quel semplice boccone mi offre il piacere pari alla testina con purè di Robuchon (il piatto dei miei ricordi golosi).

Chi infatti è solito mangiare fuori, in osteria, in trattoria o al ristorante, per necessità o per piacere, si trova nella condizione di cambiare abitudini gastronomiche. A dir il vero, ci sono diversi locali che offrono la possibilità di pranzo o cena gourmet direttamente a casa, vino compreso, ma c’è tempo di godere, in solitario, in tempi di coronavirus? Di contro ci sono oltre 4000 ristoratori (i Responsabili Italiani) che, per senso di responsabilità, chiedono la chiusura 24 ore per 14 giorni con un appello: “siamo nati per assumere e non per licenziare”. Tutto questo, da un lato, avrà notevoli ripercussioni economiche sulla ristorazione, dall’altro l’esilio in casa di tanti, single o famiglie, farà di nuovo riscoprire la cucina cucinata.

Questo è il vero piacere. Si tratta di un modello antitetico alla cucina che racconta storie, frizzi e svolazzi, invece di piatti autentici, quelli della nonna, magari non perfetti nella salatura, nelle cotture, ma partecipati. Una realtà, questa, che potrebbe lasciare non pochi strascichi quando tornerà la possibilità di far ritorno alla ristorazione. Soprattutto in quei locali dove lo storytelling, la creatività, le porzioni chirurgiche sono il cavallo vincente, a scapito della veracità del piatto.

Ci sono tanti, soprattutto giovani e abitudinari del fuori casa, che non hanno mai assaporato la cucina cucinata (come quella insegnata dell’indimenticabile Suor Germana che ci ha lasciato in questi giorni). La situazione contingente può far scoprire sapori e saperi, come una semplice pasta al pomodoro o una pasta e fagioli. Per anni il Buon Paese è stato invaso dal boom della cucina: non c’è tv che non abbia una sua trasmissione dove il cibo è protagonista; “Masterchef” è seguito come un tempo lo era stato solo “Lascia o raddoppia”; non c’è Vip che non abbia scritto almeno un ricettario. Tutti, o quasi tutti, aspirano al cappello del cuoco: è arrivato il momento di mostrare, ai fornelli, le lezioni dei presunti chef.

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