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Grano italiano: si può?

Purtroppo la produzione in Italia non è sufficiente


La pasta è uno dei simboli dell’identità culinaria nazionale: il binomio Italia-pasta è infatti ormai assodato tanto quanto l’epiteto di mangia-maccaroni riservato agli abitanti dello stivale. Non ci sono dubbi sul made in Italy di questo prodotto, ma la coltivazione del grano sul territorio non è sufficiente a coprire l’intero fabbisogno della produzione.

Degli accordi di filiera con gli agricoltori nazionali potrebbero essere il modo per ottenere una materia prima nazionale? Il grano usato per la realizzazione della pasta italiana oggi è in parte canadese, americano e russo, di riconosciuta qualità, ma quali aspetti negativi comporta la sua trasformazione nel Belpaese? L’attuale crisi in Ucraina, uno dei maggiori paesi importatori, potrebbe ripercuotersi sul prezzo del prodotto finito?

Indicare il luogo d’origine sull’etichetta potrebbe essere a vantaggio del consumatore? Considerando che le miscele di grani da cui si ottiene la semola, presentano proporzioni differenti e vengono modificate anche nel corso della produzione, come si possono aggiornare le etichette e con quali packaging senza conoscere anticipatamente le dosi della miscela? 

 

A questa e ad altre domande, risponderà il Gastronauta nella puntata radiofonica di sabato 8 marzo, alle ore 11.00 su Radio 24. Interverranno:

 

RICCARDO FELICETTI | Amministratore Delegato Pasta Felicetti, Presidente Unione Pastai Italiani AIDEPI

LORENZO BAZZANA | Responsabile Economico Coldiretti

LUCA VIRGINIO | Responsabile Comunicazione Barilla

ALBERTO ZAMPINO | Pastificio Gentile dal 1876 di Gragnano (NA)

ANDREA CAVALIERI | Pastificio Benedetto Cavalieri dal 1918 di Maglie (LE)

CLAUDIO MAZZINI | Coop

MARIO GUIDI | Presidente Confagricoltura

LORENZO COCCO | Artigiano Pastaio “Cav. Giuseppe Cocco” di Fara San Martino (CH)

GABRIELLA DE MATTEIS | Responsabile Marketing Pasta Grano Armando 

 

RIASCOLTA IL PODCAST >>>

 

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