Che Expo sarebbe senza porcetto sardo

Il bando di su porcheddu dall'esposizione universale per la peste suina scatena la rivolta


E’ tutto vero: sui banchi milanesi di Expo 2015 si potranno degustare carni provenienti da tutto il pianeta, dal coccodrillo dello Zimbabwe agli insetti, agli scarafaggi, forse anche vermi e viscere di animali sconosciuti, ma non ci sarà nessuna traccia del porcetto sardo. Il maialino da latte, simbolo dell’identità gastronomica dell’isola, è infatti stato bandito dall’esposizione universale. Il motivo del confino è la peste suina africana che da tempo si riversa sui maiali sardi e impedisce l'esportazione dei loro derivati.

Ma gli allevatori dell’isola non hanno accettato questo divieto e hanno chiesto al Ministero della Salute e all’Unione Europea di annullare l'embargo per l' esposizione universale e di concedere a su porcheddu la visibilità che merita. Così non è stato e, per il momento, l’accesso del porcetto sardo sul palcoscenico internazionale del cibo risulta ancora off limits. A indignare ulteriormente i corregionali del maialino hanno contribuito i permessi concessi da Expo alla degustazione di carni esotiche provenienti da Paesi con normative sanitarie non compatibili con quelle vigenti in Europa.

Oltre al danno è stata anche questa beffa a far scoppiare l’immediata rivolta a sostegno di su porcheddu, animata dalle aziende produttrici, dalle associazioni degli allevatori e dai fans del maialino distribuiti su tutto lo stivale che, dal web, hanno preso posizione contro le assurde decisioni dei burocrati. La vicenda ha mobilitato anche i politici sardi che hanno fatto sentire la loro voce pro-porcetto. L’ex assessore al Turismo, ora consigliere regionale, Luigi Crisponi, giudica scandaloso il divieto del porcetto a Expo. Una penalizzazione per la regione che, nonostante abbia investito tanti soldi per partecipare all’evento, non può far conoscere una delle sue migliori espressioni culinarie. Elisabetta Falchi, assessore regionale all’agricoltura, mette in evidenza l’insensata esclusione di un prodotto fortemente identitario per l’isola, nonché simbolo dell’eccellenza made in Italy, di fronte al colmo di avere tra i banchi milanesi insetti e carni di tutto il pianeta. La Falchi trova inaccettabile il divieto all’export delle carni suine sane, provenienti da aziende sarde che rispettano i requisiti di biosicurezza e sollecita Roma e Bruxelles ad autorizzare possibili deroghe per esportare il maialino fuori dall’isola. Il dubbio a questo punto sorge spontaneo: riusciranno i nostri eroi a portare l’amato porcheddu tra gli stand milanesi o ci toccherà rimpiangere la sua paradossale assenza? 

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