In Val d'Orcia, vino pecorino e borghi antichi

Un giro tra i giacimenti golosi di questo gioiello toscano


Quando penso alla rara bellezza di un paesaggio subito la memoria corre alla Val d’Orcia: verdi e sinuose colline dove, qua e là, appaiono gruppi di cipressi (attori di tanti spot pubblicitari), file di vigneti e campi di grano, castelli medievali e fascinosi borghi antichi. Sono i colori, le luci su questi scenari che cambiano a seconda della stagione, offrendo un vero caleidoscopio, non a caso la Valle è un parco naturale e culturale protetto. Un territorio ricco di borghi d’antan ben conservati, vera attrazione turistica e di prodotti di altissima qualità, a cominciare da Montalcino, una delle capitali del vino made in Italy, con il Brunello, i cui produttori sono conosciuti nel mondo e presenti nei ristoranti più prestigiosi (Col d’Orcia, Casanova di Neri, Potazzine, Biondi Santi ecc). E tra questi il singolare Gianfranco Soldera, patron di Case Basse, scomparso pochi giorni fa, le cui prestigiose e rare bottiglie raggiungono quotazioni davvero vertiginose.

Una sosta a pranzo è consigliata a Sant’Angelo di Montalcino, alla Trattoria Pozzo, in un angolo, dove si ascolta silenzio. Il vino è in ottima compagnia di un formaggio, o meglio di un cacio altrettanto conosciuto, il pecorino di Pienza, borgo gioiello rinascimentale, nato dalla filosofia della “Città Ideale” di Papa Pio II, di cui si trova traccia famiglia nel Palazzo Piccolomini. Pienza mostra, in ogni acciottolata viuzza, negozietti dove il cacio è protagonista; un formaggio fresco, semisecco e secco, ottenuto da latte di pecora che offre al palato l’aroma delle erbe delle Crete. Il cacio di Pienza è talmente presente nella cultura del borgo che da sempre continua la tradizione del gioco del “cacio al fuso”, che si tiene in Piazza Pio II dove nella pavimentazione è incastonato un anello di marmo bianco, lì viene posizionato il fuso. Chi si avvicina di più con il lancio della forma di cacio, ottiene il maggior punteggio.

Altra località medievale lungo la via, dopo aver fatto tappa a Castiglione e aver mirato la Rocca di Tentennano, è San Quirico, ricco di locali dove vino Rosso d’Orcia, Brunello e formaggio invitano a fermarsi, dopo aver visitato la Collegiata dei Santi Quirico e Giulietta. Da San Quirico una fermata nella località termale di Bagno Vignoni è d’obbligo. Si tratta di un originale piccolo borgo di antichi edifici, che fanno da contorno ad una piscina termale di epoca rinascimentale non più aperta al pubblico. Si può comunque soggiornare in alcuni alberghi, tra cui lo storico Albergo Posta Marcucci dove è possibile un soggiorno di relax con possibilità di immergersi nelle calde acque della piscina privata e godere di un’ottima cucina toscana. Qui spicca il piatto cult del territorio: i pici (pasta fresca simile agli spaghettoni) con l’aglione della Chiana, un giacimento che può raggiungere anche gli 800 grammi.

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