Durante il lockdown è aumentato il consumo di pasta

Perché? Lo abbiamo chiesto a Elena Tabellini, Vice President Marketing di Barilla


Il momento che temevamo è arrivato: siamo di nuovo chiusi, almeno lo è chi vive nelle zone rosse. Ma è nei momenti più bui che viene fuori la vera natura dei popoli. Così gli Italiani si riconoscono mangia-maccheroni anche in piena emergenza sanitaria. Forse pure di più. Tanto che nei mesi caldi della pandemia, nel mezzo delle incertezze più assolute, una delle notizie più discusse è stata il disprezzo delle penne lisce, unica pasta avanzata negli scaffali del supermercato. Ve lo ricordate? A questo punto, la domanda sorge spontanea: qual è il ruolo della pasta durante il lockdown?

Secondo una ricerca Doxa, raccontata da Barilla in occasione del World Pasta Day 2020, durante il periodo di lockdown l’abitudine di mangiare pasta è rimasta invariata per il 98% degli italiani (con un leggero scarto di genere, 99% per gli uomini e 97% per le donne): il 62% degli intervistati ha consumato pasta tutti i giorni o quasi, il 30% tra le 2 e le 3 volte a settimana, il 6% una volta a settimana e solo il 2% meno di una volta a settimana o al mese. E se il 70% degli italiani afferma di non aver modificato i propri consumi di pasta nel corso dell’emergenza sanitaria, il 28% (compreso nella fascia anagrafica 35-54 anni) dichiara di averli aumentati, mentre solo il 2% ammette di averli ridotti.

Per capire il perché dell’aumento del consumo e il rapporto che lega la pasta al lockdown abbiamo fatto un’intervista a Elena Tabellini, Vice President Marketing di Barilla, il brand che sta alla pasta come "Nel blu dipinto di blu" sta alla storia della canzone italiana.



Perché è aumentato il consumo di pasta durante il lockdown?
Come accaduto per pochi altri prodotti essenziali nelle cucine italiane – zucchero, riso, farina, lievito e pelati – anche e soprattutto la pasta ha assistito a una crescente richiesta dei consumi. Si tratta di un alimento di prima necessità, non deperibile, semplice e veloce da preparare e che per la sua versatilità piace praticamente a tutti. Inoltre, per noi italiani la pasta non è solo un primo piatto, è il simbolo della cucina familiare, della casa, della convivialità. Sono gli stessi consumatori ad aver spiegato il perché delle loro scelte, come riporta la ricerca Doxa (commissionata da UIF e ITA, condotta a settembre 2020): la facilità di conservazione (per il 56% degli intervistati), la bontà (secondo il 47%), i valori nutrizionali (37%), il senso di unione che la connota (30%).

La pasta è convivialità, non mette tristezza mangiarla in solitudine?
In pieno lockdown nessuno avrebbe voluto ritrovarsi a mangiare da solo, questo è certo, perché quel che è più mancato è stato lo stare insieme. E la pasta, da un lato, è proprio il piatto tipico della convivialità, ma crediamo – e le scelte dei consumatori lo confermano – che rinunciarvi non avrebbe certo aiutato a sentirsi meno soli; al contrario, poter mantenere l’abitudine di un buon piatto di pasta, cucinata per uno o magari per pochi, ha contribuito a portare un senso di normalità, familiarità e vicinanza, anche se solo a livello di suggestione. Non scordiamo poi che tante famiglie italiane hanno più volte mangiato “insieme ma a distanza”, ciascun membro nella propria casa, collegati grazie alle piattaforme di teleconferenza. Preparare un piatto di pasta, inoltre, anche solo per sé stessi, stimola la creatività e la fantasia, invita a testare nuove ricette e a sentirsi un po’ chef. Proprio per questo Barilla è sempre al fianco delle persone, offrendo loro nuovi spunti creativi e proponendo le migliori ricette della tradizione.



La conservabilità e la democraticità del prodotto hanno influito sull’incremento del consumo in un periodo di crisi?
Sicuramente. Oltre che buona, la pasta è un prodotto “comodo”, nel senso di accessibile da molti punti di vista. Si conserva a lungo e facilmente e il costo modesto la rende un alimento che tutti possono acquistare. Come dicevamo prima, non sono solo queste caratteristiche ad aver dettato la scelta, anzi nel percepito degli italiani i fattori incidenti sono stati altri, ma non possiamo non tenere conto di questi due dati oggettivi: prezzi modesti e lunga conservabilità.

Perché nella ricerca Doxa si è registrato un aumento del consumo di pasta soprattutto negli under 50?
Possono essere diversi i motivi, ma se pensiamo a questa fascia anagrafica ci rendiamo conto che si tratta della popolazione lavoratrice, alto spendente. Tra i 35 ai 54 anni – questa la fascia che ha più di tutte aumentato il proprio consumo di pasta – si collocano tutti i lavoratori che in genere vanno in azienda o in ufficio e pranzano spesso fuori; chiusi in casa per i lockdown molti di loro hanno dovuto prepararsi i propri pasti, e cosa più della pasta è una scelta buona, semplice e veloce?

Buona pasta a tutti, augurandoci che a questo giro le penne lisce facciano le scarpe, o meglio le scarpette, ai rigatoni.

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