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A Milano il panettone è sospeso

La Cremeria Buonarroti lancia il panettone sospeso come gesto di solidarietà natalizia


Un tempo a Napoli, nel quartiere Sanità, quando un avventore di un bar, contento perché tutto filava a gonfie vele, oltre a pagare il suo caffè, ne pagava due e lasciava il secondo a un cliente prossimo bisognoso. Il generoso gesto si chiama “caffè sospeso” un’invenzione della fantasia napoletana, non solo con la tazzina ma addirittura, sempre a Napoli, attualmente anche con i tamponi e a milano con il panettone.

Ebbene il Natale si avvicina, la più sentita Festa dell’anno, nonostante il clima provocato dalla pandemia, non può fare a meno del dolce nazionale, sempre più richiesto negli ultimi anni, grazie alla bravura di pasticcieri artigianali, attualmente in grande sofferenza per la crisi che il paese sta soffrendo. Il riferimento corre ai pasticcieri (ma pure a quei pizzaioli e ai panettieri, che negli ultimi anni hanno prodotto panettoni di qualità) che impiegano materie prime selezionate (farina, candidi, uvette, burro, uova ecc) e lunghe lievitazioni, che toccano anche 72 ore. Panettoni assai diversi da quelli che si trovano in vendita a 0,90 euro in un noto supermercato (come si poteva riscontrare in una pagina pubblicitarie de la “Repubblica”, che annunciava una campagna “Sotto costo”). Pare chiaro che il panettone, purtroppo in questo caso, venga offerto, come prodotto civetta, così come viene svilito a febbraio con “paghi due e compri tre”. Un vero peccato per un dolce di tale importanza per il made in Italy.

Però c’è anche chi lo utilizza alla maniera napoletana del “caffè sospeso”. L’iniziativa è della storica (100 anni di attività) pasticceria Buonarroti di Milano che ha lanciato “il panettone sospeso”. Chi acquista un panettone di 500 grammi, può lasciarne un secondo che paga 13 euro (il costo sarebbe di 20 euro, il resto rimane a carico della pasticcera) a chi è in difficoltà e, in questi frangenti, il numero è di certo molto alto. Un gesto di solidarietà per rendere un Natale più “caldo” con un simbolo della festa.

Il panettone offre non poche curiosità e bizzarrie, a volte esagerate e fuori contesto; per me il panettone è solo quello artigianale, ovvero senza aggiunte a ciò che il disciplinare definisce tale, ma quando si toccano i prodotti della mia terra non resisto a gustarlo. Il nome è una dichiarazione di intenti: “panettone Romagna, prodotto dalla pasticceria Garden di Morciano di Romagna, dalle mani del pasticciere Enzo Tagliaferri, ottenuto con sale dolce di Cervia, miele di Montescudo, pesca nettarina di Cesena. Un dolce che, oltre a gustarne le qualità della produzione, promuove l’identità territoriale e diventa un manifesto dei prodotti romagnoli. Il panettone è arrivato anche Betlemme, dove, a Natale, giovani palestinesi lo producono, grazie agli insegnamenti del bravissimo Cesare Lazzini della Pasticceria “Pandolce caffè croissant” di Marina di Massa.

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