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La birra di Moor: Real Ale, Vegan Friendly

Con Highway to Ale il Veganuary delle birre


In questi giorni si sente parlare molto di Veganuary, la dieta green di inizio anno, che trasforma chi decide di seguirla in vegano occasionale. Una scelta dettata da motivi etico-ambientali, oltre che salutistici, e promossa sui social da testimonial “famosi”. Al di là delle mode del momento, c’è chi ha difeso il veganesimo anche in tempi non sospetti, con prodotti rispettosi di questo stile.

È il 2007 quando il californiano Justin Hawke, sulle ceneri di una defunta azienda, crea Moor, un piccolo birrificio che prende il nome dalla zona Levels and Moors del Somerset da cui tutto è partito. Nel 2014 Moor si trasferisce nel centro di Bristol, dietro la stazione ferroviaria di Temple Meads e nel 2018 apre una taproom a Bermondsey, nel cuore del Beer Mile di Londra, trasferendo lì anche l’intera barricaia per gli affinamenti. Vivere la vita al massimo è la chiave della filosofia produttiva del birrificio che si può sintetizzare nella frase “Always Live, Always Natural, Always Vegan Friendly”. Moor è una delle prime realtà a mettere l’accento sugli ingredienti di origine animale nell’ universo della birra artigianale.

Sì, vegana. La domanda a questo punto sorge spontanea: la birra non lo è già per definizione? Lo sarebbe, se dovessimo prendere in considerazione i soli ingredienti base: malto d‘orzo, luppolo, acqua, lievito. Tuttavia succede spesso che nel processo di produzione entrino sostanze aggiuntive di origine animale, utilizzate come miglioratori del gusto. Dai gusci di ostriche per le Oyster Stout all’estratto di pancetta nelle Porter, al frequente uso del miele che, sebbene sia considerato adatto ai vegani, è sempre di origine animale. Ma non solo: le New England Ipa, dette anche Cloudy Ipa per la loro opalescenza, sono caratterizzate da una cremosità che a volte viene creata con l’aggiunta di lattosio, sempre più popolare nella produzione anche di birra scure. Nel processo di fermentazione a volte vengono aggiunti agenti chiarificanti, finings, non visibili e impossibili da riconoscere se non dichiarati. I più comuni sono la gelatina, ricavata dagli zoccoli degli animali, e la colla di pesce. Questi prodotti negli anni sono stati sostituiti da alternative minerali e vegetali.

Sostenitore, fin dalla sua nascita, di birre “vive” ottenute da una carbonatazione naturale con lievito vivo, Moor è stato il primo birrificio britannico a credere nelle Real Ales in lattina, birre non filtrate e non raffinate, senza aggiunta di finings nella produzione. “Nel 2007 abbiamo rifiutato l'uso della colla di pesce, tradizionalmente aggiunta per chiarificare la birra. La nostra birra conserva meglio gli aromi naturali delle materie prime e offre una migliore sensazione in bocca”, viene spiegato nel sito di Moor. Il motivo è semplice: i finings possono compromettere la qualità della birra che deve essere sinonimo di gusto, bevibilità e piacere. Le Real Ales di Moor combinano l’approccio naturtrüb tedesco con le tecniche americane e i sistemi di rifermentazione inglesi. “Produrre birra viva richiede più tempo e maggiore cura dei dettagli”, sostengono i mastri birrai di Moor, “trattiamo l’acqua sempre in modo diverso in base alla ricetta che vogliamo ottenere”. Un dry hopping intensivo e un trattamento super naturale fanno sì che le birre non perdano colpi nel tempo e invecchino bene. L’attenzione ai dettagli si riflette anche nel packaging: Moor è stato il primo birrificio a produrre le Real Ales, tradizionalmente spillate a pompa da fusti o botti chiamati Cask o Pin, in lattine dal look contemporaneo. “Le lattine non sono solo migliori delle bottiglie per la birra, ma anche per l'ambiente. Sono notevolmente più leggere, più sicure, più facilmente riciclabili, sagomate in modo efficiente per l'imballaggio e il trasporto e hanno migliori proprietà termiche per un raffreddamento più rapido”, spiegano i ragazzi del birrificio.

Per essere sul pezzo con l’ondata Veganuary apriamo quattro birre di Moor distribuite in Italia da Ales&Co. Luppolata senza perdere l’aromaticità, Hoppiness presenta note amare, taglienti al palato, che vengono smorzate dalla dolcezza dei malti tostati. Nor Hop è una Pale Ale con un ottimo bilanciamento malto-luppolo. Il luppolo americano conferisce un carattere floreale, con punte erbacee e caramellate. Leggera e rinfrescante, AllDayer si presenta agrumata al naso, pulita e secca al palato, con un piacevole retrogusto amaro in chiusura. La Stout di Moor ha l’equilibrio e l’eleganza delle Stout di una volta. Bevibilità, pulizia e tostature asciutte si combinano con una bella morbidezza che si arrotonda in chiusura.
Non vi resta che scegliere lo stile con cui sentirvi vegani, almeno per un giorno.

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