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Le bevande che scaldano l’inverno

Per combattere il freddo, soprattutto in montagna, vanno per la maggiore bibite calde anche ad alto tasso alcolico



Oltre a una buona forchetta sono, ahimè, un buon bicchiere. E devo ammettere che quando le temperature si abbassano un bicchierino ad alta gradazione alcolica risulta essere ancora più gradito. Adoro il vino e mi piace la birra, ma contro questo clima polare non bastano. Ho dunque provveduto a una lista di potenziali bevande bollenti con cui riscaldarsi, con un cenno anche a delle soluzione per gli amici astemi.

1. Bombardino

Bevanda da baita e da stazione sciistica, il bombardino si caratterizza per la sua alta e voluta gradazione alcolica che mira a combattere il freddo a suon di whisky e liquore all’uovo (al secolo Vov). Un concentrato di 30° in un bicchierino, sormontato dalla panna montata, che prevede anche le varianti al caffè, zabaione caldo e brandy.
Considerando il grande apporto energetico, può essere un buon cocktail natalizio, particolarmente adatto alle non modeste altitudini. Non è un caso che la sua terra natia sia la fredda Valtellina.

2. Ponce

È una versione livornese del più noto drink americano, punch, nata nella città Toscana nel XVII-XVIII secolo. Gli ingredienti sono cinque, come nel punch, ma ci sono delle differenze. Il tè e il rum delle Antille della versione originale americana, sono sostituiti dal caffè concentrato e dal locale rumme, una sorta di rum locale costituito da alcol, zucchero e caramello. Il rumme può essere sostituito dalla mastice, semi di anice verde macerati in alcool.  Il ponce va bevuto caldo bollente, generalmente dopo pranzo o dopo cena. Nei bar livornesi viene servito nel bicchiere apposito, di vetro spesso, chiamato “gottino”. 

3. Parampampoli

Simile negli ingredienti al caffè alla valdostana, il Parampampoli è una bevanda alcolica, flambè made in Trentino, precisamente Valsugana. La realizzazione prevede l’uso di caffè, grappa, vino, zucchero, miele. L’inventore, Giordano Purin, ha servito per la prima volta questo drink negli anni Cinquanta nel proprio locale, il Rifugio del Crucolo, a Scurelle.
La modalità  di preparazione è semplice: dopo aver agitato la bottiglia di Parampampoli si fa bollire la quantità desiderata. Si dà fuoco e quando la fiamma è ancora accesa si versa nelle tazzine.

4. Grog

Un drink storico, nato sulle navi e per questo ancora associato, nell’immaginario collettivo, a marinai e a pirati. A introdurlo è stato, nel 1740, il Vice Ammiraglio Edward Vernon della RoyalNavy. acqua e rum giamaicano gli ingredienti principali di una bevanda che è andata via via affinandosi fino a includere, oggi, anche succo di limone edi lime, cannella, noce moscata e zucchero. Il rum viene introdotto, in seguito all’occupazione britannica della Giamaica, come sostituto della birra e del vino che venivano miscelati all’acqua stagnante nei barili per renderla più saporita. Il consumo indicato è caldo. 

5. Brulé di mele e sidro speziato

È la versione analcolica del vin e della birra brulé. La base cambia, è il succo di mela, ma gli altri ingredienti rimangono pressoché invariati: cannella, chiodi di garofano, anice stellato, zucchero, scorza di limone e di arancia. La bevanda trentina si presenta come una sorta di sangria priva di alcool in versione invernale, ma senza i pezzi di frutta. Per gli amanti delle mele, dalla loro fermentazione alcolica si ottiene il sidro, la cui culla sono la Normandia, la Bretagna e i Paesi Baschi. Quello speziato caldo è la versione natalizia, indicato soprattutto per accompagnare il dolce. 

6. Bicerin e Barbajada 

Il bicerin, il cui nome tradisce la provenienza (in dialetto piemontese è il bicchierino) è una storica bevanda analcolica torinese, fatta con cioccolato, caffè e fior di latte. La cioccolata bollente incontra il caffè e viene mitigata dalla schiuma del latte. Con gli stessi ingredienti, aggiungendo dei tuorli d’uovo, si prepara la Barbajada, dolce-bevanda milanese, il cui nome è legato alla Scala. L’inventore, DomencioBarbaja, infatti, oltre a gestire un famoso caffè a milano, era anche agente di Rossini e Bellini, nonchè ideatore di un parcheggio del teatro dove poter lasciare il cane durante l’opera.

 

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