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Naturale al 100%? Impossibile

La ricerca e la sperimentazione di Maule


Segui le interviste che la redazione del Gastronauta fa ai grandi protagonisti di SEMPLICEMENTEUVA. Questa settimana Angiolino Maule de La Biancara, ci spiega cosa significa per lui "naturale".

 

L’azienda agricola La Biancara si trova tra la provincia di Vicenza e la provincia di Verona, sui Monti Lessini nel territorio di Gambellara. I vigneti sono situati tra colline di origine vulcanica, tra i 150 e 250 mt. s.l.m.  

Angiolino Maule è il titolare dell’azienda. La sua grande passione è la sperimentazione, fattore che gli ha consentito di ottenere grandi riconoscimenti e ottimi vini, tra i quali ricordiamo il Sassaia (prodotto da 80% di Garganega e 20% di Trebbiano da terreno di origine vulcanica nei vigneti in località Monte Sorio e Contrà Biancara), il Pico (Garganega in purezza), il Recioto (Garganega appassita su reti verticali per cinque, sei mesi circa), il Merlot (in purezza).

 

Si può dare al vino la definizione di “naturale”?

Un vino naturale al 100% non esiste: stiamo utilizzando Funghi antagonisti allo zolfo come l’ ampelomices quisqualis (aq10), ma dobbiamo aspettare altri 4 o 5 anni per definire se è una scelta veramente percorribile o meno. La naturalità, in questo senso, è difficile da definire, poiché trovare il sostituto dello zolfo non è facile. La ricerca è partita da qualche anno con dei latto-fermentati ovvero dei batteri lattici anaerobici che hanno funzionato per un paio di produzioni,  poi nel 2010, si è dovuto tornare indietro. La cosa certa è che non bisogna utilizzare prodotti di sintesi.

 

Il vino dell’azienda La Biancara si può quindi considerare naturale se per vino naturale intendiamo quello che è frutto di un processo che non utilizza chimica né in campagna né in cantina. La ricerca della naturalità è un lavoro ambizioso e di costante sperimentazione che però spesso, come in questo momento, non da i risultati sperati.

 

Quindi, quali caratteristiche deve avere un vino per essere definito “naturale”?

La vite, come la patata, sono le piante che più di tutte hanno la capacità di assorbire tramite l’apparato radicale, tutte le sostanze che il terreno offre loro: è  da questo punto di partenza che si forma la mia tesi, ovvero che un vino per essere definito naturale deve rispecchiare il suolo da dove proviene.

Affinché questo avvenga, le viti devono essere piantate su terreni vivi dai quali possano acquisire tutto quello che c’è, tramite un apparato radicale che lavora in profondità. Ancora, i terreni per nutrire la pianta devono essere ricchi non di tanto macroelementi quanto più di microelementi.

Per quanto riguarda il lavoro in cantina, invece, è fondamentale non utilizzare la chimica e nulla che sia al di fuori della tecnologia, il tutto guidato dalla massima intelligenza e buon senso.

 

Qual è la caratteristica che differenzia il suo vino? Quale il suo valore aggiunto?

Il mio lavoro consiste nel dare espressività al terreno, ovvero nella ricerca di un equilibrio nel suolo che sia in grado di tramutarsi in un ottimo vino.  Quando si assaggia un vino dell’azienda La Biancara, ciò che immediatamente spicca al palato è una forte mineralità, dovuta al grande apporto che il terreno fornisce alla vite e, di conseguenza, al vino: questo fattore è ancor più verosimile se consideriamo il fatto che il lavoro di questa azienda si svolge su dei terreni vulcanici ricchissimi quindi di microelementi e con una forte dominanza minerale.

 

 

A SEMPLICEMENTEUVA CI SARA':

La Biancara di Angiolino Maule

Contrà Biancara 14

Gambellara (Vi)

Tel. 0444444244

Web. www.biancaravini.it

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