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Se son Cole piemontesi

Naturale e solidale sono le parole chiave per le bevande piemontesi che sfidano la Coca Cola


inaugurato l’attività nel 2009 battagliando legalmente con McDonald, che li accusava di avere violato il loro marchio. Hanno dovuto rinunciare a scrivere per esteso il loro nome MACBUN (che in lingua locale significa “solo buono”), ma non alla loro idea di agrihamburgheria e di qualità della materia prima, tutta locale.


Archiviata la pratica con l’impero dei fast food, hanno pensato bene di scagliare l’offensiva ad un altro big dell’industria alimentare, la Coca Cola, che ora dovrà vedersela con la nuova trovata territoriale della coppia Scaglia-Bianco, i papà del M**bun: la  MoleCola, in onore al monumento simbolo della città di Torino. Al grido di “un’alternativa esiste!”, la bevanda viene presentata come un scelta tutta italiana di consumo consapevole, dai risvolti anche sociali. Infatti il 30% dei proventi delle vendite della cola torinese andrà a «Sos villaggi dei bambini», un'organizzazione internazionale privata, impegnata dal 1949 nell'accoglienza di bambini privi di cure familiari e nello sviluppo di programmi di sostegno alle famiglie in difficoltà, in 133 Paesi nel mondo.  


Quelli di M**bun non sono i soli in Piemonte ad aver aperto un fronte con la compagnia di Atlanta, perché sulla stessa lunghezza d’onda della MoleCola si segnala anche la Cola Baladin, dell’azienda di Teo Musso. Una cola al 100% naturale, solidale e insolitamente rossa poichè non contiene nessun colorante o conservante artificiale, ma è prodotta usando le noci di cola del Presidio Slow Food della Cola in Sierra Leone. Di certo M**bun e Baladin non sono le prime aziende a lanciare la sfida alla mitica ricetta segreta di Coca Cola. Di combattenti caduti in battaglia se ne segnalano in tutto il mondo negli ultimi decenni. Ma forse quelli non erano piemontesi.

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