Caffè in attesa: prendi 2 e bevi 1

Da Napoli al Belgio un gesto di solidarietà al bar


Funziona così: si entra nel bar e, anche se si è da soli, si ordinano due caffè. Lo scopo non è quello di raddoppiare la dose per essere più svegli, ma di lasciarne uno, per un eventuale prossimo cliente che dovesse chiederlo, normalmente un senza fissa dimora. Da un racconto online, sembra che oggi questa usanza stia attecchendo in Belgio, con il nome di “caffè in attesa”. Entusiasti i social network la stanno diffondendo sperando che prenda piede su tutto il nostro territorio.



In realtà si tratta di una tradizione sempre esistita a Napoli, nata nel quartiere Sanità con il nome di caffè sospeso e poi diffusa in tutta la città. Finalmente possiamo vantarci che una città italiana abbia fatto da pioniera, anticipando i tempi. La risonanza nel capoluogo campano è stata tale da spingere Luciano De Crescenzo a raccogliere, già nel 2008, una serie di articoli di giornali, considerazioni e aneddoti sul tema, intitolandoli “Il Caffè Sospeso”. Le parole dello scrittore e filosofo partenopeo descrivono bene l’usanza: “una volta a Napoli, nel quartiere Sanità, quando uno era allegro perché qualcosa gli era andata bene, invece di pagare un caffè, ne pagava due, e lasciava il secondo caffè, quello già pagato, per il prossimo cliente. Il gesto si chiamava il “caffè sospeso”. Poi, di tanto in tanto si affacciava un povero per chiedere se c’era un “sospeso”. Era un modo come un altro per offrire un caffè all’umanità”. Un gesto di solidarietà che ben rappresenta il calore e la generosità che contraddistinguono i napoletani.

Incuriosita da tale pratica, stamattina entro nel mio bar di fiducia a Milano e ordino due caffè, uno per me e l’altro in attesa. Dopo i fraintendimenti iniziali, i baristi capiscono esattamente a cosa mi riferisco e mi citano subito Napoli. Più tardi andrò a verificare se qualcuno ha usufruito del mio caffè sospeso, se così non fosse, sappiate che al Cafè rue Rivoli (via Rivoli 2, Milano) c’è un caffè che attende qualcuno. Mi sembra un’usanza utile e divertente, da riprendere, che ne dite? Napoli docet!

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