Gong!

Il ristorante Gong di Milano non è il solito locale fusion


Oggi si parla di cibo o di perfezione, se preferite. Per me rappresentano un’endiadi, quando il primo fattore è declinato alla maniera del Gong di Milano. No, non si tratta del solito locale fusion, delle solite luci soffuse, dell’arredamento di design, di starlette a mangiare che non distinguono una ricciola da un tavolo da biliardo, né di salire sul carro di vincitori.

Parte avvantaggiato questo locale, avendo come due fratelli maggiori (ma soltanto per età) Ba Asian Mood e Iyo, che hanno fatto la storia della cucina cinese e giapponese contemporanea a Milano. Ma nella scelta del nome di battesimo sembra che la proprietà volesse rescindere quel cordone ombelicale e dare a questo locale un respiro autonomo. Gong, quel nome onomatopeico che vi scuoterà una volta varcate le soglie del locale: tre giganteschi sublimi gong in pietra onice a farvi capire che non si scherza, con la patronne Giulia Hu, da un lato e, dall'altro, un sommelier simpatico quanto preparato come Mototsugu Hayashi detto Moto, di cui qualcuno fortunato tra di voi ricorderà il volto, avendo egli servito presso il Pescatore di Canneto sull’Oglio. Vi guiderà nella scelta dei vini se volete, ma il consiglio è di mettere da parte il vostro ego o quell’afflato di self made sommelier, presente in ciascuno di noi, e di abbandonarsi alla degustazione di sakè, partendo da quello con le bolle, fino ad aumentare la gradazione alcolica.

E poi aprite il menù, e preparatevi a tornare almeno altre tre o quattro volte per poter degustare il tutto senza rischiare un attacco di gotta e itterizia fulminante. Ostriche come se foste da Astoux e Brun sulla Croisette, ma servite con gelatina di tosazu (a base di aceto dashi e mirin) e spuma di ponzu: il risultato è fantastico. Siete dubbiosi sulle affumicature industriali? Ordinate una ricciola (pardon hamachi) che verrà affumicata istantaneamente sotto una cupola di vetro, scoperchiata la quale verrete inebriati da un fumo dagli odori ancestrali.

Oppure ancora che bisogno c’è di andare fino a Mazara del Vallo, quando vi verranno serviti dei gamberi che sembrano vivi da quanto sono freschi con una salsa al mango e al basilico. E questo come inizio della vostra prima esperienza. In attesa della portata principale, al solo fine di ingannare l’attesa, potrete ordinare alcuni dim sum: tanti, diversi e colorati. Per sceglierli, fate la conta come quando eravate bambini e sarete comunque soddisfatti. E poi il piatto principale: saltiamo l’area pasta e riso (anche se due spaghetti di grano saraceno allo scoglio male non farebbero) e passiamo al maincourse: su tutti spicca il rombo al vapore avvolto in una scenografica foglia di loto, bello e buono, seguito a breve distanza da un merluzzo nero (anche noto come merluzzo carbonaro per il suo innato spirito di rivolta) cotto al forno e accompagnato da salsa di miso. E se invece il pesce non vi andasse? Beh, la scelta non potrà che cadere su un’anatra di Bresse laccata alla pechinese oppure su una faraona croccante condita con coriandolo et similia. Il dolce? Lasciamo a voi la scelta, sicuri che non sbaglierete.

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GONG ORIENTAL ATTITUDE

Corso Concordia 8, Milano

T. 02.76023873

W. www.gongmilano.it 

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