La cucina di Cannavacciuolo a teatro

Una sosta da Cannavacciuolo café & bistrot


Ouverture, musical, opera e balletto. Tutti in scena nello stesso momento e luogo. Un’occasione da non perdere, visto che in questo periodo è pure vietato. Ci sono tutte le comodità per vedere questo sipario, che si alza e chiude ogni giorno: autostrada, grande parcheggio e stazione. Biglietto minimo per due, mi raccomando, perché le cose belle vanno condivise, anche a un metro di distanza. Dovete solo decidere a quale spettacolo assistere e dove. La programmazione è continua, dalla colazione al dopocena, con due sale di regia, la cucina del Café e quella del Bistrot, dal 2019 insignita anche della stella Michelin.

Tre piani di musica enogastronomica, all’interno dello storico Teatro Coccia. Pop al piano terra, dove il palco è un tutt’uno con la sala e, tra artisti e spettatori, si crea empatia, sentendosi partecipi alla creazione della sinfonia. La cucina a vista rapisce lo sguardo, il banco della pasticceria, con sfogliatelle e babà in primo piano, dichiara già dove siamo e quale sarà il viaggio, l’angolo cocktail bar invita all’aperitivo. Invito soddisfatto, con teatralità e sostanza nella golosissima proposta di 5 street food partenopei: mozzarella in carrozza, arancini di parmigiano e salame, polpetta di melanzane, coda d’aragosta salata e frittatina di pasta. Attenzione alle porzioni perché qui non si scherza, soprattutto se poi dovete pranzare. Frittura perfetta, asciutta e da scottarsi la bocca. Comme il faut. Da mangiare solo con le mani, godendo dell’esplosione dei sapori mediterranei in bocca, quelli veri. A completare il piacere un “assaggio” di pizza fritta e un bicchiere di champagne. Con il fritto cosa vuoi abbinarci?

Non ho ancora presentato la compagnia. Lo faccio prima di portarvi al bistrot, salendo al primo e secondo piano, per ascoltare un’altra musica. Direttore artistico: Antonino Cannavacciuolo. Scenografa: Cinzia Primatesta. Attore protagonista: Vincenzo Manicone.
La sua mano, famosissima e importante, c’è e si sente, anche senza pacca sulla spalla. Un cuoco oggi molto mediatico e imprenditore, viste le diverse aperture e attività, ma che a differenza di altri, non perde mai di vista il cuore del suo lavoro. In tutto il filo conduttore è, come dice lui, metterci l’anima, con determinazione, costanza e veracità. Alla scena pensa la moglie Cinzia. Un’ambientazione vivace e informale nel Café, una più raffinata e intima nel Bistrot.

L’arredamento è molto curato, con elementi di design e materiali ricercati affiancati da oggetti dal gusto un po’ vintage e del quotidiano. La scelta di usare tavoli e sedie diverse crea semplicità e convivialità casalinga. In estate, alla sera, d’obbligo godere della terrazza per una scenografia ancor più romantica. Arriviamo all’artista. 31 anni. Origini pugliesi e campane. Dopo i quattro passati al suo fianco a Villa Crespi, e prima anche da Cracco, arriva la proposta di suonare e dirigere l’orchestra del nuovo spettacolo di Novara, perché ha tutti gli strumenti necessari per farlo: passione, talento e grinta. Possiamo accendere la musica jazz, salire le scale e accomodarci per ascoltarla.

Due i menù degustazione, sipario (5 portate) e a occhi chiusi (7 a sorpresa). Essendo a teatro, la carta sostituisce le classiche categorie con i 4 nomi con cui ho iniziato il testo. Ecco il meglio della nostra sinfonia, che parte già dalle coccole iniziali con una bella spinta di carattere: sfera di cremoso di parmigiana di melanzane, panata nella buccia di malanzana, essicata e fritta, finita con una nota di cremoso di burrata, e rivisitazione dell’aperitivo italiano, un cremoso di arachide ricoperto di burro di cacao e finito con un tocco di gelatina di birra chiara. Si capisce già qui la lezione del maestro e la capacità e tocco personale di Vicenzo nello scrivere il suo personale spartito, attingendo da spunti campani e piemontesi, utilizzando ingredienti selezionatissimi e rielaborando tutto con grande capacità ed estro, senza mai esagerare perché in bocca deve arrivare qualcosa di ben conosciuto e appagante. Ne è un esempio la rivisitazione dell’impepata di cozze, proposta come amuse bouche: finto guscio di pasta fillo tinto al nero di seppia, caviale di acqua di cottura della cozza, cozza cotta e farcita di pomodoro confit, cremoso di latte ai 5 pepi e foglia di prezzemolo cristallizzata.

L’acuto arriva con i due antipasti: quaglia in tre cotture (suprema scottata e glassata con fondo di cottura, bon bon di coscetta fritto, patè di fegatini); fiori di zucca fritti, crema di zucchine gialle e peschiole marinate con cumino e macis; fegato grasso in terrina, limoncello, insalata amara e alici ripiene. Musica per il palato, che si unisce all’arte perché sono due opere bellissime da vedere oltre che da ascoltare. Due quadri dipinti con colori accesi, decisi e senza nessun tipo di sbavatura. Impossibile scegliere tra i due, quindi se dovete scegliere, rinunciate ad altro, ma non a questi. Il dolce è un altro atto che rimane impresso. Punta alla freschezza, scegliendo la crema bruciata al mango, carote e agrumi. Sono tante le note inaspettate e non dichiarate, soprattutto speziate, che regalano emozioni al palato. Il gran finale dev’essere così. Punto. Da alzarsi in piedi e applaudire, fino a che il sipario si chiude, per poi riaprirsi e non aver ancora smesso.

Contatti

Cannavacciuolo café & bistrot

Piazza Martiri della Libertà 1, Novara
0321.612109
www.cannavacciuolobistrot.it

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