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Alla ricerca di un'oasi alimentare

Cambiamenti nel linguaggio enogastronomico preannunciano ricadute anche nella realtà


Un fenomeno della stessa portata che ha avuto internet o i social network ancora non ha scosso il mondo del cibo. In passato ci sono stati portenti quali Ferran Adrià, il cui peso si nota ancora, per l’assenza. La scena gastronomica ormai è quasi vuota: le discussioni sulla cucina molecolare sono un ricordo, quasi come fusion is confusion. Attualmente per qualche giorno regge il dibattito sulla graduatoria dei 50 migliori ristoranti (di “Restaurant Magazine”), magari per qualche minuto resistono le classifiche davvero demenziali di Tripadvisor, dove basta uno sguardo per capire cosa c’è dietro l’angolo delle indicazioni dei cosiddetti clienti anonimi. Il resto è noia.


Ciò che invece si evidenzia sono cambiamenti del linguaggio con ricadute prima o poi nella realtà. Le parole ricorrenti sono: orto, terra, cucina metropolitana, nuovi format, pizza gourmet, vini a basso tenore alcolico, vini senza solfiti, spreco, sostenibilità, bio e biodinamica, bistrot, birra artigianale, pesce dimenticato e soprattutto l’aggettivo naturale, che significa tutto e niente. Inoltre stiamo assistendo a una inusuale cascata di libri sul cibo e salute, compresi i saggi, ahimè, di alcuni fattucchieri della dieta che si sono sostituiti a cuoche, cuochi e compagnia cantando, come scrittori di ricette.


Non siamo in presenza di una rivoluzione, ma di tanti cambiamenti che potrebbero portare a un rinascimento del cibo. I disastri ambientali ed ecologici, l’inquinamento dei mari e la pesca selvaggia, le adulterazioni, le frodi, la cementificazione portano a cercare rimedi, oasi alternative. Da cui l’emozione per le verdure nell’orto di casa, appena ripristinato, o sul terrazzo, incuranti dell’inquinamento metropolitano ma con la soddisfazione di una crescita a vista “naturale”. La ricerca di vini senza solfiti, un desiderio di bere solo uva spremuta, così come il bio, costi quel che costi (nonostante la crisi) ma naturale. L’abbandono di locali che obbligano a tavola con interminabili menu degustazione quasi a voler difendere la propria salute con la scelta di semplicità e, forse, inconsciamente, una firma di lotta allo spreco. 


Da questa fotografia emergono rischi e positività. Come sempre le tendenze possono diventare moda, un picco questo, quando lo si tocca, davvero pericoloso, perché può crollare nell’espace d’un matin. Gli orti, il bio, i vini naturali (sono a rischio denuncia?) infatti sono alimentati tuttora da un processo di imitazione, assai noto alla sociologia economica, non solo da una domanda consapevole. Sarà rinascimento solo quando le mode saranno metabolizzate e diverranno una scelta cosciente. 


Sine qua non


Foto | Flickr

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