Torna a inizio pagina

Biologico o biodinamico?

Una sperimentazione italiana cerca di capire se nei vigneti e nel vino esiste una differenza


Il vino naturale è sulla cresta dell’onda, ma ancora sono molti quelli che non riescono a districarsi fra le varie terminologie del settore, prima fra tutti la distinzione fra biodinamico e biologico. Ci sono davvero delle differenze? Quali vantaggi può avere una vigna nell’essere coltivata nell’uno o nell’altro modo? A queste e a tante altre domande si cerca di dare una risposta nei vigneti dell’Azienda Sperimentale di Tebano a Faenza (RA).  

Martedì 12 luglio numerosi agricoltori, tecnici, studenti e appassionati di viticoltura si sono radunati per fare il punto sulla situazione. Il tutto si è svolto in collaborazione con il Dipartimento di Colture Arboree e con il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Bologna. Principale obiettivo dello studio è quello di valutare gli effetti del metodo di coltivazione biodinamico sulla fertilità del suolo, sul comportamento vegeto-produttivo delle viti e sulla loro suscettibilità ai patogeni. 


Per ora gli studi si sono occupati principalmente delle viti e, solo in seconda istanza, del vino. Le sperimentazioni hanno preso il via nel marzo 2008 in un vigneto dall’estensione di 2 ettari, ubicato a ridosso di un pendio con filari disposti a ritocchino (paralleli rispetto la pendenza del terreno). La superficie del vigneto è stata suddivisa in due appezzamenti di analoga estensione, ciascuno dei quali sottoposto a uno specifico metodo di coltivazione: un ettaro in Biologico (BIO) e un ettaro in Biodinamico (DIN). I due vigneti sono separati da alcuni filari di bordo. Ogni filare è gestito da un gruppo di ricercatori, coordinati dal Prof. Adamo Rombolà, i quali tengono monitorata la vita (parametri vegeto-produttivi e fisiologici per la precisione!) delle piante  servendosi anche di telecamera sotterranee. Qua si coltiva solo Sangiovese. A quattro anni dall’inizio, solo ora si cominciano a trarre le prime conclusioni con la dovuta cautela. Pare infatti che la viticoltura svolta con metodo biodinamico porti alcuni benefici e vantaggi alle viti:


• nella vigna biodinamica si è notato un maggiore sviluppo delle radici della pianta


• sulle bucce degli acini biodinamici è stata notata una presenza maggiore di lieviti rispetto a quelli presenti sulle uve biologiche


• il suolo della vigna biodinamica è risultato più ricco dal punto di vista organolettico evidenziando una maggior carica microbica


• il peso delle bacche biodinamiche (acini) è risultato inferiore rispetto a quelle biologiche, mentre il carico di uva totale è pressoché paragonabile


• i vini ottenuti dalle prime due vinificazioni sperimentali sono risultati distinguibili ma molto simili tra loro. Un campione di assaggiatori e consumatori non sa dire quale dei due preferirebbe.


Nei prossimi anni i ricercatori cominceranno ad ampliare lo studio ponendosi nuovi obiettivi e puntando maggiormente sulla qualità dell’uva e del vino. Solo allora, forse, capiremo se parlando di biologico e biodinamico stiamo discutendo del sesso degli angeli oppure di un vino veramente nuovo e diverso da quello attuale.

ADV

Leggi anche


Un vino rosé fa primavera

Cristina Rombolà il 24 mar 2021

La spesa in via Sarpi, la Chinatown di Milano

Davide Paolini il 02 feb 2021

Bottiglie parlanti

Davide Paolini il 10 dic 2020