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Che tartufi in Calabria!

A Soveria Mannelli a mangiare tartufi, salumi di suino nero, caprini erborinati e pitta 'nchiusa


Ormai, dopo 30 anni, non mi sorprendo più "cibovagando" di scoprire nuovi giacimenti del meraviglioso patrimonio gastronomico del Buon Paese. Metti un pranzo a Soveria Mannelli (Cz), borgo dalle mille sorprese "artigianali" (lo storico lanificio Leo, la casa editrice Rubbettino), nella raffinata «Locanda la Rosa nel bicchiere» (c.da Polso, tel.0968 666668). 
In questo bel casale, recuperato dai Rubbettino, ho assaggiato alcuni prodotti del territorio calabrese di straordinaria qualità.

In primis, sorprendentemente il tartufo bianco e nero, scovati da Franco Tomaino: dal profumo persistente il tuber magnatum Pico, sapido e carnoso il nero. Sempre più connoto il Sud quale terra di tartufi: conoscevo la ricchezza del Molise e della Basilicata, ma la Calabria non è da meno. I tartufi li ho gustati: il bianco nel flan di patate di Decollatura e nei tagliolini acqua e farina con fonduta; il nero su un crostino di pane con ricotta calda e filetto di vitello. Ha chiuso il pranzo un dolce tradizionale, proposto con un tocco fantasioso: la Pitta 'nchiusa.
Tra gli antipasti due piacevoli sorprese: i salumi di suino nero (la nera calabrese è una delle 5 razze suine autoctone) dell'allevatore Adriano Ferrari: prosciutto, capicollo, guanciale; e la selezione di formaggi dell'azienda Santanna di Maria Procopio: soprattutto il caprino erborinato, ma non di meno piacevole il pecorino stagionato.

Dulcis in fundo il vino. La produzione calabrese sta crescendo di qualità, accanto ai noti Librandi, Odoardi, Ceraudo, Statti, Viola eccetera ci sono diversi emergenti tra cui la cantina Le Moire, di cui ho apprezzato il rosato SheMale e alcune etichette davvero originali tra cui quella 
del rosso Annibale (magliocco e sangiovese).

Sine qua non 

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