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Cibomania

Parlare di cibo è diventato una vera ossessione, ma quanto ancora durerà?


Lo sguardo a ritroso è un gioco continuo ieri, oggi e lo sarà anche domani: in politica, in economia, nello sport e, soprattutto nel cibo o meglio nella cucina. In molti sono convinti che ieri si mangiasse meglio, che le mele sapessero di mele, che i salumi e i formaggi fossero più genuini, che il pane di ieri (come ha scritto magistralmente il priore di Bose) fosse più profumato.

Potrebbe essere, ma fondamentalmente è solo “nostalghia” del passato, di un tempo sfumato. In realtà sono le coccole di una nonna cuoca, l’affetto di una mamma cuciniera, la prima volta di un amore, infiltrate nei piatti e nei sapori del passato. Il cibo non è altro che un “mezzo” di un ritorno indietro nel tempo. La vera grande differenza dal passato sta invece nei momenti di pranzo e cena nelle tavole familiari d’antan, rispetto all’attuale desco familiare o nelle vecchie osterie rispetto alle trattorie, ai ristoranti e ai nuovi format di oggi. 

 

Infatti in molti locali del passato, oggi mitizzati, non si mangiava neppure bene e i piatti in casa non erano così succulenti, ma è certo che durante il pasto o la cena non si parlasse per ore di come si è mangiato in un altro locale o come quella pasta fosse migliore di un’altra marca o di Masterchef, l’attuale Lascia o Raddoppia. A tavola il cibo parlato non era il dominus, lo era la convivialità: si parlava anche di sport, politica, donne& motori, gossip e ci si confrontava anche sui problemi del lavoro, della famiglia.
 

Oggi tutto è cambiato, quasi da far proprio il titolo di E. Kostiukovitch “Perché agli italiani piace parlare di cibo”. E’ diventata quasi un’ossessione che tocca pure chi sceglie la beauty farm per dimagrire; infatti  i volontari del digiuno a pagamento, mentre ingurgitano a tavola (si far per dire) beveroni, si scambiano indirizzi di nuovi ristoranti per poter poi abbuffarsi di nuovo. Ormai il cibo ci insegue non più a tavola, ma in televisione, nella stampa, in radio, nelle librerie, alle fermate dei bus, nei negozi, in ufficio; ora calcio e politica sono out. E’ tutto dire! Ma durerà l’orgia? 

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