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Contaminazioni

Ammaliati da zenzero e vitovska


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La contaminazione è un fenomeno “naturale” in cucina e nella lavorazione di prodotti gastronomici. Molti piatti di territori di frontiera, pietanze di luoghi d’emigrazione, ricette di minoranze linguistiche mostrano come la tipicità non sia un qualcosa di immutabile ma sempre in evoluzione. Quante ricette tipicamente italiane, hanno accettato l’utilizzo dello zenzero, portato dal vento delle immigrazione. Oppure quanti dolci siciliani o campani parlano arabo. Ebbene da quando le barriere chiuse dei paesi dell’ Est si sono aperte, questi aspetti di “inquinamento” di profumi e sapori sono divenuti sempre più attuali a cominciare dai territori friulani, lato carsico, confinanti con la Slovenia. Basta mettere piede nella Lokanda Devetak dove la Selinka è un minestrone diffuso, la supeta è uno spezzatino di gallina, o ancora la gibanica (ghibanizza). O ancora alla Subida di Cormons, altra meta golosa.

 
Un crogiolo di cultura materiale, di tradizioni, di storia e di gestualità di questo fascinoso territorio friulano che mostra i lati positivi di una globalizzazione locale che non porta in alcun modo all’omologazione del gusto, anzi ne può allargare gli orizzonti sensoriali. L’interesse crescente per questi luoghi di confine ha portato, negli ultimi tempi, anche alla scoperta di vini, noti agli addetti ai lavori, non erano molto conosciuti: in primis la Vitovska, un vitigno oggi alla ribalta che “si identifica in quel microcosmo ricchissimo di varietà vegetali – scrive Stefano Cosma - che prolifera fra le rocce calcaree ed il mare, spazzato e rinvigorito dalle frustate di Bora, che si chiama Carso”. 

Un bianco che trova fantastici produttori in Friuli, così come in Slovenia: Kante, Zidarich, Vodopivec, Marko Fon, Cotar. Non solo Vitovska ma anche la Malvasia di terra carsica (produttori: Sgubin, Castello di Rubbia, Klinec) così come il rosso Terrano (Zidarich) sono “testimonial” di vini di frontiera sempre più apprezzati assieme alla Ribolla o Rebula che conta anch’essa un nutrito gruppo di viticoltori d’eccellenza: Radikon, Gravner, La Castellada, Podvercic, Movia, Slavek, Mlecnik. 

Un esempio di contaminazione vinicola è avvenuto soprattutto quando le barriere si sono schiuse: 3 produttori sloveni e 3 friulani (A. Kristancic, Reya, D. Krinstancic, K.Keber, S. Bensa e M. Fiegl) hanno prodotto, annata 2007, il primo vino transfrontaliero, 50% Collio, 50% Brdo. Sine qua non! 

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