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Dov'è la frutta nei succhi di frutta?

La Comunità Europea interviene con una nuova legislazione in difesa dei consumatori


più consumata in Europa - contenga una percentuale di mandarino. Altre volte può succedere addirittura che il frutto che compare sull’etichetta del prodotto sia contenuto solo in minima parte rispetto ad un altro, o di un mix di altri, presenti in quantità maggiori. Dunque quando beviamo, sappiamo cosa contiene il bicchiere che portiamo alla bocca?


nuova legislazione comunitaria in materia di succhi di frutta (dal giugno venturo, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Ue, gli Stati comunitari avranno 18 mesi per allineare le normative nazionali). I produttori saranno obbligati ad indicare – scelta oggi facoltativa – tutti i frutti presenti in un succo, anche quelli in minima parte e precisarne la loro percentuale.  Solo per il limone sarà ammessa l’assenza di menzione sulla scheda informativa del prodotto. 


Un altro sostanziale cambiamento è il divieto dell’aggiunta di zuccheri, coloranti e aromi; tema questo a cui una certa fetta di consumatori  - diabetici, neo genitori e persone a dieta – presta particolare attenzione. Si affronta anche il problema dell’asimmetria informativa a svantaggio dei consumatori imponendo una più chiara definizione tra “succhi” e “nettari” in base al contenuto di dolcificanti addizionati come la saccarina. Il senso delle modifiche ha chiare finalità spiega il relatore A. P. Rodriguez: “ La nostra priorità era di offrire ai consumatori informazioni accurate, in modo che sappiano cosa stanno comprando”.


In linea con le posizioni a favore dei consumatori assunte da Strasburgo in questo ambito, anche in Italia si pensa ad iniziative per rendere più stringente e sicura la legislazione. Una proposta di legge dei giorni scorsi volge l’attenzione su un’altra categoria merceologica analoga a quella dei succhi: le bevande analcoliche a base di frutta. Infatti, mentre succhi di frutta e nettari devono contenere rispettivamente il 100% ed una percentuale che va dal 25 al 55% di frutta, nelle bevande analcoliche sono oggi tollerate quantità minime molto più basse – solo il 12%. La proposta mira ad alzare questa percentuale almeno fino al 20%, per una maggiore tutela della salute del consumatore, un innalzamento della qualità delle bibite ed un vantaggio economico per l’agricoltura.


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