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Il buon pane dell'ultimo dei Mohicani

Storia di un fornaio siciliano che non ha abbandonato il paese natio e ha fatto della qualità la chiave del suo successo


In un periodo in cui si ha fame di buone notizie, mi piace l’idea che sia l’affascinante e complicata Sicilia a portarci in dono una storia bella come il suo sole. Una storia fatta di coraggio e sacrificio, ma anche amore per la propria terra e per le tradizioni che essa custodisce. 

avventura di Angelo Manna, caparbio agricoltore di Leonforte in provincia di Enna, che ha recuperato la coltivazione prima della lenticchia nera, poi quella del riso siciliano e nonostante svariati problemi economici continua la strada della valorizzazione di queste antiche produzioni.


La Stampa che un altro suo corregionale non gli è da meno in fatto di determinazione e dedizione, applicate però non all’agricoltura, ma all’arte bianca. Se Manna può essere definito un pioniere, Maurizio Spinello è a pieno titolo l’ultimo dei Mohicani in salsa sicula, perché quando tutti se ne andavano dal paesello (borgo Santa Rita di Caltanisetta), lui ha deciso di rimanerci. Lui insieme ad un’altra decina di persone. Non solo, ha aperto un forno e ha iniziato a sfornare pagnotte, giorno dopo giorno, incassando gli sfottò di quelli che non avrebbero scommesso una lira sulla sua sopravvivenza con un parterre di clienti così ridotto.

Cronache di Gusto. Ed è bello sapere che accanto a lui, durante la premiazione del 22 gennaio, ci sarà in qualità di Migliore azienda conserviera l’altro siciliano che non si è dato per vinto, il pioniere Angelo Manna.


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