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Il buon vino

Va ascoltato e non spiegato


Si annusa nell’aria, o meglio comincia a sentirsi dietro ai muri, come afferma il grande Giacinto, con una azzeccata metafora! “Quelli del vino” dovranno fare ricorso alla diffusione della cultura per attrarre i consumatori e per dare una sterzata, al consumo oltre misura. Quel “binge drinking” di origine nordeuropea che implica il consumo di numerose unità alcoliche fuori dei pasti, in crescita anche in Italia, come stimano alcune ricerche.

Al grido di “bere con moderazione”, partito dalla Comunità di San Patrignano, qualche anno fa, alcuni produttori avevano indicato una via da percorrere, ma piano, piano il messaggio è stato accantonato per l’ attuale crisi dei consumi e, in conseguenza del  calo dagli anni ‘70 in poi. Il problema resta serio, non drammatico, ma è sempre più importante costruire un approccio diverso dal passato con l’informazione, soprattutto con la formazione. Ecco quindi il ricorso alla  cultura che comincia a far capolino nel mondo del vino. Viene da chiedersi quale modello di cultura? Forse  le pagine da bere di Mario Soldati o di Paolo Monelli? O le metafore dei  formaggi in Palomar di Calvino?

Sicuramente il modello non dovrà essere quello basato solo sulla degustazione, ricca di un linguaggio che non esprime l’anima del vino: sa di fragola o di acacia, o di ginestra piuttosto che di tamarindo, così da farlo diventare altro da sé, ma non descrivendolo nella sua essenza. Un linguaggio che allontana i giovani, avvezzi ad usare metafore o espressioni loro. Ho sentito un ragazzo assaggiare un barolo ed esclamare: mi par di annusare l’odore di una strada appena asfaltata in estate( goudron…per gli esperti). Veri e propri riti di degustazioni che, attraverso votazioni, ritenute oggettive, trasformano le etichette in status symbol o le distruggono commercialmente. Perché non raccontare il vino come frutto della terra: il suo terroir, il vitigno, la sua trasformazione da uva a vino, i suoi autori, la storia e la tradizione del suo territorio; quindi la  sua anima: equilibrato, morbido, minerale, alcolico etc. 

Il vino è da sempre parte della tavola, un alimento che deve essere ascoltato e apprezzato con il cibo. E non degustato, a parte (con un linguaggio che non gli appartiene), privilegio questo solo di enologi e addetti ai lavori, ma pure occupato abusivamente da dispensatori di sentenze, in passato in grado di determinare vita o morte di un’etichetta. Domani chissà! La cultura serve per conoscere e non per deliberare. Sine qua non

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