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Il galletto rialza la cresta

e costituisce una associazione


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Toh chi si rivede, anzi chi si risente! Per anni in silenzio, poco attivi negli avanspettacolo della cucina, hanno digerito male (con bruciori  allo stomaco) il grande interesse mediatico verso la cucina di Spagna, o meglio verso Ferran Adrià, e nei confronti di quella made in Italy.

Ma l’orgoglio dei galletti è tutt’altro che sopito. Infatti sono pronti a rialzare la cresta addirittura spronati da due fuoriclasse, Alain Ducasse e Joel Robuchon (il conto delle loro stelle necessita di un pallottoliere) che forse non si sono mai annusati, però al grido di la “cuisine francaise socle de la gastronomie” vogliono riappropriarsi della grandeur perduta. Questi due chef, assai scornati da una improbabile classifica inglese (chi vota? Sono stato interpellato un anno, poi silenzio così pure sul misterioso panel) assieme ad un altro manipolo di stellati di Francia (tanto per gradire i miti della nouvelle:P. Bocuse, M. Gherard. M. Troigros) riuniti a Villepinte al Sirest hanno dato vita all’associazione “Cuisine de France”: un progetto di comunicazione sulla cucina del loro paese, privata, secondo loro, ingiustamente della leadership. Non solo anche per puntualizzare alcune questioni, quali la cucina molecolare, respinta al mittente e soprattutto, per voce di Robuchon, gli additivi chimici. Tra l’altro a proposito di questi, lo chef in un comunicato d’agenzia dichiara: “il cui utilizzo è vietato nell’industria alimentare (una bufala perché ammessi dall’ Ue) ma usato nella cucina molecolare”. Altro siluro contro la cryogenizzazione dei sapori (ovverosia estrazione dei sapori dal freddo) vietata in Francia ma ammessa altrove (?).

E’ davvero singolare che in Francia dove, almeno per il momento non è successa la farsa dei “provvedimenti video” contro gli additivi, si mettano le mani avanti. Una grande lezione per i cucinieri italiani che tuttora non riescono a costituirsi in “corporazione” (quelle del XII secolo per intendersi) per difendere il loro operato e al tempo stesso promuovere la cucina italiana o meglio le cucine italiane.

Pur in tempo di crisi e con grandi problemi economici per i ristoratori, la cucina made in Italy viene finalmente riconosciuta ma è necessario appoggiarla, sostenerla e promuoverla in primis attraverso una solidarietà tra gli stessi cuochi, oggi ognuno alla difesa del proprio orticello.

L’ Italia ha un vantaggio: gli ingredienti, sbandierati dal clan degli chef francesi come postulato alla loro cucina, ma in un paese dove sempre meno è presente l’artigianato agroalimentare. Il nascente movimento “Cuisine de France ha annunciato un piano di comunicazione per settembre…e i nostri cuochi di “cucine d’ Italia” cosa aspettano a farsi sentire, un altro processo televisivo, magari sulle toelette? 


Sine qua non 

Davide Paolini 

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