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La riffa che odora di bruciato

Il World's 50 Best Restaurants si dimentica dei tanti bravi cuochi d'Italia


C’è la lotteria dei calciatori, ovverosia il Pallone d'oro, a cura del giornale francese Equipe, e da un paio di anni c'è pure la riffa degli chef, World's 50 Best Restaurants, organizzata da una rivista della ristorazione inglese, conosciuta solo nel paese della Regina. Da molti, forse da una larga parte degli addetti ai lavori, questa graduatoria fra i migliori artisti di pentole e padelle è ritenuta poco attendibile, ma è divenuta così famosa da imporsi all'attenzione del mondo intero nel giorno in cui viene proclamato il numero uno al mondo. Questo è un dato di fatto indiscutibile, seppure appunto facciano discutere le modalità di voto che coinvolgono oltre 800 giurati fra giornalisti, opinion leader etc. Perché fa discutere? Ogni giurato, infatti, deve votare per chef del proprio Paese e anche chef di altre nazioni.


E qui nasce il punto dolente perché è data come obbligatoria la visita nel locale a cui si attribuisce il voto, di conseguenza viene da chiedersi quanti possano conoscere un numero sufficiente di locali da poter esprimere una sentenza oggettiva, suffragata dalla conoscenza del mondo della ristorazione. Insomma lo stesso meccanismo, con le stesse deficienze del Pallone d'oro. Infatti, quanti giornalisti sportivi, magari di Paesi africani o asiatici non vedono durante l'anno le partite dei vari campionati europei... Comunque sia le classifiche del World's 50 Best Restaurants ormai fanno il giro del mondo e segnano il successo degli chef dei primi dieci posti


Da ormai tre anni domina incontrastato il Noma di René Redzepi, danese di origine macedone, che pare aver preso il posto di leader della cucina di Ferran Adrià che aveva sua volta dominato il referendum. La scuola spagnola comunque rimane sulla breccia ormai da tempo e, anche quest'anno, piazza due cavalli di razza al secondo e terzo posto: El Celler De Can Roca di Girona (già primo anche per le Accademie delle cucine internazionali), Mugaritz al terzo e Arzak all'ottavo. Primo degli italiani è Massimo Bottura dell’osteria della Francescana di Modena che, inspiegabilmente, perde una posizione rispetto all'anno passato. 

Sì perchè negli ultimi tempi Bottura ha avuto riconoscimenti unanimi nel mondo. Purtroppo ancora una volta la scuola italiana è veramente posizionata dove non merita, perchè la schiera degli chef made in Italy ha fatto passi da gigante proprio a livello internazionale. La nouvelle vague italiana, infatti, viene chiamata dappertutto a mostrare il proprio livello e non più come espressione della cucina della mamma o della nonna, ma per la tecnica dei nostri bravi cuochi. Così fa specie che nei primi cinquanta ci siano solo oltre Bottura, Max Alajmo e Paolo Lopriore. Non ci sarà mica una lobby tra i giurati per decidere i primi dieci ? 


Sine qua non


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