Torna a inizio pagina

La sobrietà non vieta la pastiera

E neppure le altre specialità


Leggi il domenicale del Gastronauta!


Sono assai lontani i tempi in cui a Londra, nei prestigiosi magazzini Harrods, veniva esposto un uovo pasquale di cioccolato, disegnato dal belga Karel Peres, del valore di un milione e mezzo di euro, grazie alla collana di diamanti come sorpresa. Più vicine, ma anche queste nell'albo dei ricordi, le uova di un famoso cioccolatiere toscano che inseriva all'interno le chiavi di una Ferrari o una pelliccia di visone e perfino un uovo, sempre di cioccolato, a forma di casa perché la sorpresa era appunto il contratto di una villa. Pasqua 2010 ci porta alla sobrietà, gli eccessi, magari in minor misura, continueranno ad esserci, ma per molti ci sarà un ritorno al passato: a cominciare da uova in misura small, medium (large ed extralarge riservate ai russi, banchieri americani, calciatori, trafficanti), colombe sempre più variegate: alla birra, ai liquori, alla frutta e soprattutto il pane lavorato nelle diverse forme locali (casatiello, pagnotta pasquale); dolci e torte dove le uova sono il principale ingrediente: la pizza Pasquale nelle Marche, la pizza cresciuta di Pasqua nel Lazio, la scarcella in Puglia, così attesa dai bambini da dar vita a una divertente canzoncina che invoca l'arrivo della Pasqua.

Nel napoletano regna sovrana la pastiera (il mio dolce preferito in assoluto), che come vuole la tradizione dei giacimenti e dei dolci, ha una sua leggenda che la lega al culto di Cerere, le cui sacerdotesse portavano in processione l'uovo, simbolo di rinascita. In origine forse pane di grano e farro farcito di ricotta poi la ricetta è stata perfezionata nel monastero di San Gregorio Armeno tra il XVIII e il XIX secolo. E' una torta di pasta frolla farcita con un impasto di ricotta fatto di zucchero, tuorli d'uova, cannella, scorza di limone, scorzette di cedro e acqua di fiori d'arancio che gli conferiscono quel profumo inimitabile. Quindi grano, prima cotto in acqua poi immerso nel latte bollente e gli albumi montati a neve. Obbligatorio, una volta versato il composto, ricoprire con fettucce di pasta disposte a losanga. Un'eccellente pastiera a Napoli si può assaggiare da Scaturchio (Piazza San Domenico Maggiore, 19), da Giuseppe Bellavia (via Luca GIordano, 138) e in una storica gastronomia nel quartiere Fuorigrotta (Piazza M. Colonna, 2) dove si può gustare anche un altro tipico rustico del periodo pasquale: il casatiello (è un pane, simile a un grosso ciambellone, in cui si conficcano le uova). 

ADV

Leggi anche


Casatiello e tortano napoletano: il derby

Davide Paolini il 12 apr 2021

Colomba pasquale, come riconoscere quella più buona

La Redazione il 02 apr 2021

Colomba pasquale, i nostri consigli per gli indecisi

La Redazione il 30 mar 2021