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Non c'è solo del marcio

Il reato di spreco alimentare non è la soluzione, per non buttare il cibo occorre educare a una spesa consapevole


Consapevole, sostenibile, spreco, rifiuti, riciclo: il vocabolario nei negozi, nei salotti, dal panettiere, come in attesa dal dentista o dal parrucchiere, si è arricchito di questi termini che non sono neologismi, ma fanno già parte della lingua italiana, dimenticati o forse da molti mai conosciuti, oggi alla ribalta. Mi chiedo se sono piovuti dal cielo con i temi preannunciati dall’ Expo (vedremo ad ottobre se saranno ancora in voga) oppure se la crisi (e non certo la consapevolezza civile) li ha fatti sbocciare con prepotenza. Soprattutto è aumentata la sensibilità nei confronti dello spreco alimentare, anche se non è sostenibile la tesi che mette a confronto il valore di ciò che viene sprecato nel mondo (1000 miliardi di euro al giorno, circa il 35% della produzione totale), con il valore che sarebbe sufficiente a sfamare 842 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo.

Si tratta di certo di un confronto che deve far riflettere, ma per promuovere gli interventi dei vari governi ricchi, delle organizzazioni mondiali ma non è asimmetrico, non sarà mai possibile poter trasferire automaticamente lo spreco in risorse reali per i popoli meno fortunati, nonostante ci siano risorse per una popolazione di 7 miliardi, di cui una persona su 8 è affamata. E comunque davvero imbarazzante assistere al varo di una legge che, per fermare chi distrugge le risorse del pianeta (ricordiamo il claim di Expo 2015: nutrire il pianeta, energia per la vita), sono necessarie le sanzioni. La misura “anti spreco” è stata varata all’unanimità (segno evidente di un sentire politico comune: caso raro) dal Parlamento francese. Insomma, per la prima volta nella storia, è stato istituito il reato di spreco alimentare che si rivolge però solo a uno dei nodi della filiera alimentare: quello della distribuzione organizzata (con spazi superiori a 400 metri), certamente importante ma non l’unico “imputato”.

Le pene a chi contravverrà sono severe, si rischia fino a 2 anni di carcere e multe molto salate, ma non è pensabile che la distribuzione si faccia cogliere in fallo, lo spreco di ciò che acquista è un danno anche per i conti dell’azienda, di conseguenza crescerà l’attenzione. Il provvedimento è chiaro intende dare valore al cibo, far riflettere sull’impatto ambientale dello spreco, a cominciare dall’acqua per finire all’inquinamento. Il reato di spreco è un avvertimento, un modo per far alzare l’attenzione sul problema, ma non è certo la soluzione per vedere un minor numero di bidoni della spazzatura colmi di generi alimentari, o le discariche che strabuzzano di pane, o scatolette non ancora aperte, o montagne di insalata.

Con le misure di legge non si educa contro lo spreco, ma è necessario promuovere campagne per una spesa consapevole, insegnare ai bambini nelle scuole l’economia domestica (a volte tornano buoni vecchi sistemi), pubblicazioni per far sì che non si arrivi a buttare il cibo ancora commestibile e tutti gli alimentari che hanno una data scadenza. Potremmo identificare questa fase come prevenzione, sicuramente un antidodo alla fase dello spreco, soprattutto casalingo. Dobbiamo riflettere sui dati di casa nostra: buttiamo via 49 chili di cibo commestibile ogni anno; il 55% degli italiani getta avanzi quasi ogni giorno il 30% tre volte a settimana, il 10% 1,2 volte e solo l’1% quasi mai. Queste cifre offrono uno spaccato, da cui possono nascere misure tali che, senza la creazione di reato come in Francia con relative pene, siano efficaci sull’attenuazione dello spreco, ovverosia attraverso una spesa consapevole, programmata, con una cucina di casa fatta su misura per i soli componenti di famiglia (la frutta e la verdura sono tra i prodotti più sprecati), con un controllo preventivo sui prodotti in scadenza.

Ebbene, a differenza della scelta francese, sarebbe necessario in Italia agevolare le aziende a regalare prodotti in scadenza superando la serie di ostacoli fiscali che, ad oggi, non lo permettono nonostante ci siano state, in passato numerose proposte di legge. Non solo grande distribuzione e famiglia, lo spreco fa anche parte della produzione e dell’agricoltura, soprattutto l’acqua e l’anidride carbonica prodotta ogni anno dal cibo sprecato. La prevenzione dello spreco è fino ad oggi l’aspetto più carente in questa lotta per non disperdere il cibo, prodotto o in natura (frutti, verdura, acqua), ma altrettanto importante è la trasformazione dello spreco in risorse che da anni portano avanti alcune organizzazioni, quali “Last minute market” e “Banco Alimentare” ma da sole, sebbene stiano svolgendo un lavoro molto apprezzato, non possono far diventare commestibile tutto ciò che sta per finire nella spazzatura. Un aiuto importante potrebbe essere offerto dalle associazioni cuochi delle varie città, come succede a New York, perché i ristoranti abbondano di “avanzi commestibili”, così come molti altri locali (gastronomie, rosticcerie), dove si preparano i pasti.

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