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Per niente naturale

Anche se non si potrà più chiamare così un vino, è innegabile che la definizione sia entrata nel linguaggio e nell'uso comune


Era nell’aria, prima o poi il bubbone doveva scoppiare. Mi riferisco all’aggettivo “naturale”. Ebbene la Polizia del ministero delle politiche agricole ha “arrestato” le bottiglie di vino che riportano “naturale” in una nota enoteca di Roma. E’ bene chiarire, non per il contenuto, bensì solo per la scritta. La motivazione  è chiara: non esiste  una certificazione (vero!) che possa definire tale un vino (l’enotecario rischia il penale). Così come fino a poche settimane fa non esisteva una specifica disposizione per poter distribuire un vino con la dicitura “biologico”, ma solo “ottenuto da uve biologiche”. Il Comitato permanente per l’agricoltura biologica dell’Ue ha finalmente partorito, dopo anni, un topolino piccolissimo: si potrà definire vino biologico con la presenza di vino ottenuto da uve biologiche  pari a 100 mg/litro per i rossi e 150mg/litro per bianchi e rosè. Limiti ben al disotto da quelli richiesti dall’Italia e dagli addetti ai lavori. 


Però è ormai usuale che siano chiamati vini naturali (ma contestati dai produttori convenzionali) tutti quelli biologici oppure ottenuti da agricoltura biodinamica (su questi la legislazione langue). Si voglia o si proibisca il termine “naturale”, questo appartiene ormai  al linguaggio corrente del vino, soprattutto perché rossi e bianchi  “naturali” sono una tendenza sempre più amata che rispecchia uno stile di vita. I sondaggi sono fermi a riscontrare se il rosso è preferito al bianco, ma dietro all’angolo sono le scelte comportamentali e ideologiche a decidere il futuro dei consumi e non più solo il gusto. Però mi sarebbe piaciuto che su quella bottiglia incriminata ci fosse scritto: “cosidetto naturale”… sequestrabile o no?


Sine qua non


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