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Più sostanza alla pietanza

Le ricchezze dell'agricoltura ora snobbate potranno essere la salvezza per il futuro


«Terra, terra», urlò sparando un colpo di cannone Martino Alonzo Pinzon, comandante della Pinta, nella mitica spedizione di Cristoforo Colombo. Ma era solo un miraggio, primo e non ultimo. Così capita spesso quando gustiamo un frutto, una verdura, un cereale, un morso di pane abbiamo l'illusione di ingerire ingredienti di un'agricoltura pulita, salubre, ma non è così perché sempre più è manipolata. Contano sempre più le apparenze. L'agricoltura è diventata la Cenerentola dell'economia, dimenticata nonostante il cibo ormai sia protagonista dei media. 


In televisione si spadella a destra e a manca, ma si tace sulle produzioni agricole che permettono (bontà loro) piatti e ricette in tv trite e ritrite, scopiazzate qua e là, soprattutto prese da quegli autori i cui diritti sono scaduti o riscritte così come si rimedia alla sera con i tortelli, con il bollito rimasto o con il panettone. Insomma avanzi degli avanzi di ricette. Che nostalgia di quel programma «A come agricoltura» di Giovanni Minoli e dei poetici viaggi di Mario Soldati.




Non si può negare che ogni tanto la terra abbia il suo momento di ribalta; penso a quando osti o commercianti si riempiono la bocca con pasta di grano del Senatore Cappelli (magari pensano sia stato un parlamentare…) oppure sempre a memoria recitano: maiale di cinta senese (per il 99% invece è grigio, ma non è questo il punto) oppure salame nero dei Nebrodi. E poi ancora bollito di razza piemontese o bistecca di razza Chianina. Queste recite mi ricordano, dal suono, il canto gregoriano per il tono, ma poi oltre i nomi per dar valore al piatto non si va. 


Mi spiego. Non ci si rende conto che queste ricchezze dell'agricoltura finiscono per essere comprimarie della tavola: il palcoscenico è riservato al piatto, di cui dopo l'assaggio si ricorda solo il nome di chi lo ha realizzato e non quello della razza o della cultivar. Questo enorme disinteresse per l'agricoltura ha fatto sì che oggi versi in condizioni disastrose nonostante possa essere un'ancora di salvezza per il futuro. Fortunati quei paesi che l' hanno sempre messa al centro della tavola. 


Sine qua non

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