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Ristoranti o farmacie?

L' ossessione degli euroburocrati per le tabelle nutrizionali e per l'elenco degli allergeni rischia di trasformare il piacere del cibo in "pura alimentazione"


attuale provvedimento (Cee 1169/2011), in vigore dal 13 dicembre, si aggiungerà l’obbligo di indicare nel menu anche il valore nutrizionale del piatto. Insomma, le cucine dei locali si affolleranno di specialisti della salute, come pregano nel palazzo di vetro di Bruxelles, così potremmo mangiare all’insegna del “senza” (sale, spezie, burro, olio, carne, etc.),  ma ci sarà meno bisogno di farmacie, divenute ormai luoghi di dispensa dei piatti. Che dire, forse diminuiranno i costi sociali, ma mancherà la piacevolezza di una cena (dico una, non tutti i giorni), liberati dall’ossessione delle tabelle nutrizionali o dall’elenco di allergeni.


Per carità esiste davvero un esercito di consumatori intolleranti, soprattutto al glutine (celiaci) o al lattosio, con difficili problemi da risolvere, quando sono costretti a mangiare fuori casa, ma imporre di scrivere su ogni piatto di un menu tutti gli allergeni, come prevede appunto il provvedimento in vigore, sembra essere una norma eccessiva perché obbliga, ogni giorno, di riscrivere una carta delle vivande. Forse gli euro burocrati (soprattutto nordeuropei) non pensano che ci sono molti locali che decidono, giorno per giorno, in base all’offerta del mercato, quali piatti offrire alla clientela, da cui  la cucina dovrà trasformarsi in un laboratorio di ricerca e di scrittura.

Non è sufficiente obbligare a indicare a voce, l’eventuale presenza di allergeni, in deroga al provvedimento, così come hanno chiesto alcuni paesi quali Germania, Gran Bretagna, Grecia, Olanda? E a dir il vero in Italia, come in altri paesi, già da anni molti chef chiedono già alla prenotazione, se il cliente soffra di allergie particolari o informano quando, a tavola, si passa alle richieste.
 

Comunque, come sempre succede con i provvedimenti comunitari, nascono curiose letture. Infatti, in un comunicato del direttore del Servizio Veterinario d’Igiene dell’Ulss 4 del Veneto, Fabrizio de Stefani, viene messo in discussione l’obbligo di indicare nel menu la presenza nei piatti di sostanze che possano  provocare intolleranze (lattosio, glutine, sedano, soia, uova, senape, crostacei, etc.), ma i ristoratori dovranno dare una concreta informazione in proposito ai loro clienti. Dunque, secondo questa interpretazione, il provvedimento sull’indicazione scritta riguarda solo gli alimenti confezionati.  


Sine qua non 

 

 

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