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Seduttore silenzioso

Riservato, sensibile, discreto: è il Barbaresco


Sale poco alla ribalta, forse perché ha un fratello maggiore più noto, ma meriterebbe maggior interesse ed attenzioni. Angelo Gaja, dal prestigioso palco del Wine Experience, a New York, nel 2003 lo ha paragonato a Marcello Mastroianni, seduttore silente, quasi timido, ma capace di far perdere la testa.
È il Barbaresco (di cui Gaja è il profeta nel mondo), riservato, sensibile, discreto purtroppo spesso sovrastato dalla forte personalità del Barolo (che ha lo stesso genitore: il nebbiolo; e lo stesso territorio di nascita: le langhe). Non è forse un caso che, un tempo, nelle terre di origine il Barolo fosse ritenuto il vino maschio, mentre il Barbaresco per le sue caratteristiche sensoriali venisse definito «femmina». È un peccato "mortale" che questo grande vino abbia in famiglia un presunto concorrente di tale caratura perché, altrimenti, avrebbe potuto avere maggiori consensi universali.

Non nascondo il mio grande amore per questo rosso da nebbiolo e la mia passione per annate d'antan che ricerco spesso tra le bottiglie di un produttore eccezionale, silenzioso e discreto quale Bruno Giacosa, un personaggio che assomiglia proprio alle caratteristiche del suo Barbaresco. Ultimamente ho assaggiato due straordinarie bottiglie: Barbaresco Rabaja riserva 2001, un vino dal carattere aristocratico, ricco nel bouquet e, della stessa annata anche il Barbaresco Bricco Asili, armonico ed elegante.

Ho pure gustato, sempre con grande interesse, un paio di vini, sempre Barbaresco, della Tenuta Cisa Asinari di Alberto de Gresy, che ha recentemente festeggiato i quarantanni di attività diretta, tra cui un raffinato e classico 2004. E visto che siamo nel tempo di tartufi, il Barbaresco ritengo sia il miglior vino da sposare con il fungo ipogeo.

Sine qua non

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