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Tassa il bambino al ristorante

Fa discutere la trovata di un ristorante londinese


Huffington Post che, in un ristorante di Londra, una mamma si è vista caricare sul conto un extra di 3 sterline (all’incirca 3,50 euro) per aver portato con sè il bimbo di appena due settimane.


Chiaro che il pargoletto non ha potuto usufruire della cucina dello chef, ma di fronte alle proteste il personale ha obiettato che, comunque, aveva occupato spazio e questa era la nuova politica del ristorante. Montato il caso sui media britannici, sono arrivate le successive scuse del Cosmo Restaurant che ha parlato di fraintendimento: la tassa era pensata solo per i bimbi piccoli che mangiano al tavolo e non per i poppanti. Beh, tutto più accettabile vero?




La vicenda londinese, fra mille polemiche, mette in luce un problema di costume che ritroviamo anche a casa nostra. Difficile per una famiglia con bambini andare al ristorante e trovare un servizio attento e disponibile alle esigenze dei più piccoli, per non parlare del caso estremo di locali che sconsigliano vivamente di presentarsi con infanti, neanche fossero moderni untori. Come però ignorare le ragioni della controparte, quelli che magari durante una cenetta intima si devono sopportare i pianti e i capricci dei figli degli altri, una maleducazione nello stare a tavola che è da rimproverare più a genitori lassisti che a bimbi affetti da sindrome di iperattività. Di certo la baby tax non sembra una soluzione, al limite un incentivo per riempire ulteriormente i fast food. Ma allora addio all'educazione del gusto per le future generazioni?



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