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Tra Totò ed Eduardo: la cucina è poesia

La capitale partenopea ha una gastronomia ecumenica che offre ricette ricche, ma anche piatti poveri


A Napoli la cucina è poesia, penso a “o’rrau” di Edoardo De Filippo, o ai “mangia maccheroni” di Totò; alle friggitorie, ai chioschi delle trippe, oppure è mistero, come la genovese, ovvero un ragù ormai napolitanizzato, di cui non si conosce l’origine o, meglio, è sempre messa in discussione. E ancora un piatto che diventa un vero e proprio rito domenicale a base di riso, come il sartù bianco o rosso. Una tradizione che capovolge i luoghi comuni: pasta al Sud e riso al Nord. Una cucina ecumenica che offre ricette ricche, complicate e piatti poveri, ma sapidi, goduriosi. Ma Napoli è uno babà: ospitale quasi ad aver fatto suo questo dolce di origine polacca, generosa come le  zeppole e  gli strufoli, classica come un diplomatico di Scaturchio, fantasiosa nell’arte del riciclo come nessun altra.  


Insomma una Bengodi dove anche il cibo di strada ha un suo copione con sformati, timpani, sciurilli, scagliozzi, gattò di patate, fritture di alici e soprattutto ricca di fantasia con la minestra maritata natalizia e pasquale. Ecco appunto la cucina delle feste, una tradizione che resta ancora nelle famiglie mentre scompare altrove. Dulcis in fundo la  pizza, patrimonio dell’umanità, altro che dieta mediterranea. Questo boccone di pasta pomodoro e mozzarella (ma anche scarola, ripiena, rustica) non è solo un piatto ma un modo di vivere, uno stile, insomma un modo di individuare un mondo.


E che dire poi del mio dolce amato: la pastiera, da buon talebano, da gustare solo a Pasqua e nelle vicinanze con il più goloso tra i golosi: il casatiello. Perfetto dunque trasformare in metafora teatrale: sartù, ragù e genovese una triade la cui preparazione è lunga, piena di interpretazioni diverse, ricca però di un’attesa come la vita; piena di incontri e scontri come gli ingredienti utilizzati nelle tre pietanze, a volte amici, altre contrastanti, ma sempre a difendere gli splendidi versi di un poeta brasiliano: “la vita è l’arte dell’incontro”, a cui mi prendo la libertà di aggiungere a tavola, a Napoli.


(immagine tratta da 

www.pappa-reale.net ©)



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