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Vinitaly

Un bicchiere mezzo pieno


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Rosso, bianco o bollicine? Vitigni autoctoni o apolidi? Low cost o griffe di lusso? Quanti interrogativi intorno al vino, chissà se il Vinitaly a Verona, importante appuntamento internazionale saprà offrire una verace risposta sul campo, “una volta tirate le somme”, soprattutto per il made in Italy.

Per il momento possiamo basarci sulle ricerche che, ahimè, dicono che il 20,7% degli italiani vorrebbe spendere per un litro di vino meno di 2 euro e solo 1,4% del campione più di 15 euro, soglia limite oltre la quale i vini diventano cari. Davvero una fotografia sconfortante se pensiamo al costo di un’etichetta: bottiglia di vetro, tappo, capsula, costo di distribuzione. Quanto viene valutato allora, pensando a 2 euro, il contenuto vino? Davvero poco, soprattutto se calcoliamo che il costo di un litro di una qualsiasi bevanda (aranciata , coca etc) è di oltre 6 euro. Eppure tutti invocano qualità, fortissimamente qualità, controllo di filiera e poi tutti a correre all’ acquisto, a quei prezzi, di vini “dubbi”. Certo in molti, in tanti produttori hanno approfittato negli anni passati, forti dei successi mediatici per triplicare i prezzi nell’espace d’un matin, ma sono questi forse da penalizzare e non il vino nella sua globalità.

La tendenza verso il basso purtroppo non è spinta solo dalla domanda ma, come ancora mostrano i dati, dagli stessi produttori made in Italy. L’ Italia infatti esporta 19.5m/hl a 1.77 euro al litro, la Francia invece esporta 12.5m/hl a 4,4 euro al litro: la forbice è davvero larga. Il prezzo al litro del vino imbottigliato inoltre nel 2009 è stato inferiore a quello del 2005 (2.38 al litro contro 2.46) e pure il prezzo medio dello spumante italiano, di cui tanto si sono decantati gli straordinari successi , è passato dal 3,1 euro al litro del 2005 a 2.47 euro nel 2009. Che sia un chiaro passaggio dalla qualità alla quantità? La speranza è che sia solo dovuto alla crisi economica e non strutturale.

E’ altresì vero che, mentre le griffe, quali Brunello di Montalcino, Barolo, Barbaresco, Amarone, Chianti segnano il passo nei mercati internazionali si affacciano alla ribalta giovani emergenti, terroir marginali e vitigni autoctoni quali: Bonarda, Gutturnio, Vermentino, prosecco, Negroamaro e vini quali Soave, Bianco di Custoza, Morellino di Scansano, Castelli Romani. Sine qua non!

Davide Paolini

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