Come arrivare alla finale di Masterchef e poi perderla - 4° puntata

Dolci e mapazzoni sono gli argomenti da studiare secondo Maurizio e Andrea



Finalmente possiedi viale dei Giardini, sei pronto a costruire il tuo hotel a 5 stelle e sbaragliare tutti i tuoi avversari, ma Monopoli insegna: per quanto tu possa programmare, fare strategie, calcoli, devi sempre tener conto degli imprevisti. Masterchef non fa differenza, quindi aspettati di tutto, ma ci sono un paio di cosette che succederanno sicuramente, prima o poi, quindi preparati.

 

REGOLA N. 6 - TARTUFO BIANCO O TARTUFO NERO?

Tartufo bianco o tartufo nero, macedonia di frutta, gelato al torroncino oppure un ananas?Quando ti chiederanno un dolce, non ti potrai comportare come l’oste vile del ristorante-pizzeria a menù fisso in cui mangi tornando da zia Assunta, ma devi tirar fuori un gran colpo di c… cucina! Da alcune edizioni l’ospite d’eccezione del talent culinario è Iginio Massari. In due parole lui è il Presidente della Repubblica dei pasticceri, lo Spirito Santo delle frolle, lo scià di pere e il re del cioccolato. Non è uno chef, non è un cuoco, ma uno che ha fatto del dolce la ragione principale della propria vita, non lasciandolo mai in fondo al pasto ma considerandolo sempre la prima portata. Le sue creazioni non sono solo semplici dessert ma trattati d’ingegneria. 

La pasticceria, infatti, è scienza, precisione, e per alcuni di noi questo magico mondo è comprensibile come la stele di Hammurabi. Quindi siete al bivio, o nei prossimi mesi diventate studiosi dell’antica Babilonia, oppure dovrete colmare le vostre zuccherose lacune, se vorrete partecipare alla prossima edizione. 

Se per alcuni di voi, soprattutto quelli che amano cucinare piatti salati, una “ghiaccia reale” batte sicuramente un full d’assi e una “pasta choux” va al dente e mai scotta, è giunta l’ora di convertirvi all’Arte Bianca. Andate in pellegrinaggio dal buon Iginio Massari, tornerete con qualche carie, ma, quando avrete assaggiato un suo dolce, capirete che il vostro pan di Spagna è più vicino al pongo che al paradiso dei golosi.

 

REGOLA N. 7 - CENTO SFUMATURE DI MAPPAZZONE

Da quando ci sono i talent di cucina, i bambini di mezzo mondo hanno una nuova scusa per non mangiare: mamma ma come l’hai impiattato? Il termine “impiattare” viene tutt’ora segnato in rosso da tutti i correttori automatici e non esisteva fino a qualche tempo fa, ora è diventato l’elemento distintivo di un piatto di successo: tra le mura domestiche, nei ristoranti ma soprattutto in tv. Esistono piatti che s’avvicinano a opere d’arte astratte, novelle nature morte in cui i leziosismi estetici si combinano a sapori unici, e poi esistono i mappazzoni. 

Mappazzone è una definizione portata alla luce dal mitico chef Bruno Barbieri. La parola dice già tutto e, quando viene affiancata a una vostra creazione nella cucina di Masterchef, state certi che il vostro biglietto verso casa è già stato obliterato. Evitate quindi d’impiattare i vostri cibi ispirandovi ai cuochi della mensa di Alcatraz, ma siate leggeri, mettete poco nel piatto, giocate coi colori e fate delle decorazioni.  Ricordate poi una regola non scritta: tutto quello che si mette nel piatto, si deve poter mangiare. Quindi evitate di mettere teste di quaglia a mo’ di decorazione, ispirandovi al medioevo e sfogliate qualche libro d’arte in cerca di bellezza, oppure fatevi ispirare dalla natura. Da domani, vedrete, non ci sarà più bambino in grado di resistere alle vostre leccornie e voi farete molta strada nel Masterchef che verrà.

 

Ma quante cose deve sapere il nuovo Masterchefd’Italia? Tante, forse troppe! Quindi, datevi da fare, ora tocca a voi. E se non avete voglia di tutto questo sbattimento,recatevi nel peggior ristorante-pizzeria che conoscete, ordinate un bel mappazzone e aspettate che il cameriere vi dica: tartufo bianco o tartufo nero? Voi ordinate un pessimo limoncello e bevetelo alla nostra salute. Mi raccomando, quando brindate, a bassa voce però, pronunciate le parole magiche…ma Chissenefood!

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