Polpette di stoccafisso

Una ricetta calabra che chiama a rapporto un delizioso vino campano



Polpette, sempre polpette, fortissimamente polpette. In particolare in Calabria, alle pendici dell’Aspromonte, lo “stocco”, come viene chiamato lo stoccafisso nel Sud Italia, trova il suo habitat naturale in cucina. Non avevo mai assaggiato le polpette di stocco, fino a quando, invitato a tenere un seminario a Cittanova, ho avuto occasione di gustarle. Di quel giorno ricordo il piatto, ma pure il bagno con gli studenti nelle vicinanze di Scilla con falò serale sulla spiaggia e concerto di chitarra con canti di accompagnamento dei presenti. Una bella serata!

 

 

 

Ingredienti

Per 4 persone
600g di stoccafisso lessato, 2 uova, prezzemolo tritato, uno spicchio di aglio tritato, 100g di pangrattato, 100g farina di semola, olio per friggere.

Procedimento

Tritate lo stoccafisso, amalgamatelo con le uova, il prezzemolo, l’aglio e il pangrattato. Formate delle palline schiacciate, passatele nella farina di semola e friggetele in abbondante olio bollente.

Gli Abbinamenti de L’Arusnate
"C'è chi passa un'intera vita ad inseguire un sogno, e chi si ritrova a dare forma e stabilità ad un sogno già avviato...in queste poche parole è racchiusa tutta la storia della famiglia Crogliano": questa è una delle frasi di presentazione che si leggono nel sito delle Cantine Crogliano che hanno sede in Campania e precisamente a Montefalcione in provincia di Avellino. Lo stocco fritto della ricetta calabrese chiama a rapporto una deliziosa Falanghina dell’Irpinia. Infatti, tra i vini che ho avuto il piacere di degustare in occasione di una serata tra amici, in cui tra i vari piatti proposti vi era appunto lo stoccafisso fritto, uno in particolare mi era rimasto impresso per la piacevolezza e per la pulizia al palato che si evidenziavano già fin dai primi sorsi. Ed è proprio questa Falanghina in purezza delle Cantine Crogliano che viene ottenuta tramite spremitura soffice delle uve e i cui mosti vengono poi messi a maturare in piccoli tini di acciaio a temperatura controllata. L’annata della Falanghina da me degustata è la 2014 e lascia ben intendere che, riuscendo a resistere alla tentazione di degustarla subito, può tranquillamente rimanere in affinamento in bottiglia per diversi anni, pur essendo il vino già di buona, anzi ottima, e pronta beva. Il nome del vitigno sembra derivare dal latino phalange che significa legata a un palo.

FALANGHINA
Irpinia DOC
Analisi visiva: Giallo paglierino con riflessi verdognoli
Analisi olfattiva: mela, pesca bianca, banana e sfalci di erba fresca
Analisi gustativa: secco, fresco, buona struttura acida segno di possibili lunghi affinamenti in bottiglia
Temperatura di servizio: 7°/9°

Contatti

CANTINE CROGLIANO

Via Stazione zona P.I.P., Montefalcione (AV)
082.5973208
cantinecrogliano@virgilio.it
www.cantinecrogliano.com

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