Pane e Latte: la zuppa primordiale

Quando la buona fame è la base della buona cucina



Vado a casa a trovare mia madre e la trovo che mangia pane e latte. Sulla tavola il tazzone in ceramica economica pesante antirottura gialla a rilievi floreali verdi, omaggio della fedele raccolta punti ideata dal commerciale della Centrale, che può contenere un mezzolitro, è piena a metà; e di fianco, il pane a tocchi: a ottantotto anni tondi tondi non dovrebbe mangiare tanto.


Il fatto, che mi meraviglia, è che mangia pane e latte, senza zucchero o aggiunzioni, da una vita e non ne è ancora stufa, anzi, lo preferisce anche di sera, per cena. La spio mentre con gesti misurati e lenti spezza il pane con le mani nel tazzone e dopo nove secondi di immersione degusta, in meditazione. Sicuramente non sta pensando a chi ha preparato il pane, ai grani antichi, al lievito che lo ha maturato, e in che forno è stato cotto; non vuole sapere se il latte è della mucca turchina Carletto di Gianni Rodari alimentata a erba in Basilicata, no, lei è lì sola con il pane e il latte, molto più tranquilla dopo che la nipote, che sta a Tecnologie Alimentari, le ha spiegato che anche il latte pastorizzato o UHT a lunga conservazione è ottimo.

Una dura lezione per me che prima della colazione incomincio a farmi ottantotto domande sulla qualità e chiedo la risonanza magnetica del cornetto e del cappuccino e del bar. Mia madre, che ha allattato sei figli con l’aiuto della farina lattea, mi racconta che il latte lo mangia e lo beve con piacere perché quando era bambina doveva fingersi ammalata per averne una tazzina dato che sua madre non possedeva i quattro soldi quotidiani per comprare un quinto di litro dal pastore-lattaio ambulante; ora state nel “ventre della vacca”, il latte si butta! Mi dice. Meglio così, le dico. Lei mi sguarda. Io, capisco, che la buona fame è stata la base della buona cucina italiana: capito male?
 

La saluto per tornare a casa mia e durante il tragitto penso che il pastore può essere un  mestiere futuribile, l’unico sostenitore del senso della bontà nella vita quotidiana come il panettiere. Io quasi quasi mi pastorizzo. La mucca è sacra, ci alimenta e ci sostiene, anche con lo spezzatino!
 

 

ADV

Leggi anche


Panettone anche a Betlemme

Davide Paolini il 18 dic 2018

Come preparare la ribollita toscana

Davide Paolini il 11 dic 2018

Finalmente il Panino italiano ha la sua giornata

Cristina Rombolà il 19 nov 2018